Obama, compromesso con il Congresso sul budget

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Anche stavolta, l'amministrazione Obama trova il giusto compromesso con il Congresso – ove la maggioranza repubblicana opponeva difficoltà all'approvazione della legge di bilancio – per evitare una generale paralisi dei servizi pubblici dipendenti dall'amministrazione federale.

10 aprile 2011

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Sono state ore di grande apprensione, negli Stati Uniti, per tutti coloro i quali dipendono direttamente od indirettamente dalla amministrazione federale, perché per qualche giorno si è aggirato lo spettro del blocco dei servizi: al Congresso, difatti, era in corso la disamina della nuova legge di bilancio, dove la maggioranza repubblicana stava tentando di imporre il suo punto di vista sulla spesa pubblica. Alla fine dei conti, però, l’amministrazione Obama è riuscita a trovare una mediazione tra repubblicani e democratici, affinché la legge sul budget non si arenasse completamente, sebbene ciò sia costato un prezzo particolarmente pesante.

Secondo i primi calcoli, difatti, la nuova legge sul budget, quando verrà varata dal Congresso, e in seguito promulgata dall’amministrazione Obama, dovrebbe comportare risparmi generali per ben 38.5 miliardi di dollari. Anche a causa di un pesante deficit di bilancio, pari quasi al 10% del pil, l’amministrazione Obama ha dovuto svolgere il ruolo di un arbitro, super partes, per calmare i malumori e i dubbi relativi alla situazione delle finanze pubbliche federali: alla fine, il piano di sgravi e le misure di risparmio dovrebbero tradursi in maggiore disponibilità economica per il rilancio dell’economia privata. Secondo l’amministrazione Obama, difatti, questi tagli dovrebbero ridare fiato all’economia e creare aspettative migliori sulla crescita economica e il futuro della nazione.

Scritto da Davide Micheli

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