“Noi riteniamo che i paesi più interessanti dell’area siano il Brasile, il Messico e il Cile”. Queste le parole di Will Landers, gestore di BlackRock per i paesi dell’America Latina.
In Brasile, da quando è presidente Lula, si è avuta un’espansione della classe media: la popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà è diminuita del 20%. Sono quindi aumentate le famiglie che accedono al credito e che accrescono i consumi: si comprano casa, un’automobile, elettrodomestici. Si tratta di 30 milioni di persone che, a differenza del 2002, ora sono economicamente attive e che hanno fatto alzare, fino al 72%, la percentuale di popolazione brasiliana che costituisce una chiara leva per la futura crescita economica. Questa si attende tra il 4 e il 5 per cento a lungo termine, nonostante un freno del 2,5 per cento nel 2009, causato dalla crisi globale.
Lo stesso si può dire per il Cile: nel 2009 continuerà a crescere anche se di meno, intorno al 5%, a causa della frenata mondiale.
Per il Messico bisogna fare un ragionamento diverso. Questo paese è molto più legato all’economia statunitense: le esportazioni verso gli Usa costituiscono il 25% del Pil messicano.
Riguardo le nazioni dell’America Centrale/Andina, è bene dare più peso a considerazioni di carattere politico. Anche se vengono realizzate politiche economiche che favoriranno uno sviluppo per molto tempo, è necessario tener a mente la volubilità di presidenti come Chavez, che sono capaci di operare cambiamenti repentini in campo economico, soprattutto contro gli azionisti che non sono amatissimi.
Infine, l’Argentina, mantiene un potenziale sfruttabile solo nel lungo periodo, essendoci al momento ancora poche opportunità, a causa del default del 2001. C’è una penalizzante mancanza di capitali stranieri, ma anche una inefficienza delle scelte economiche del governo.





Discussion
No responses to "America Latina: individuando un mix economico-politico adatto, si investe senza crisi"
There are no comments yet, add one below.
Leave a Comment