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Articolo 18 e Riforma del lavoro
Attualmente, nel nostro paese, è in discussione la modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, nella prospettiva di una completa riforma del mercato del lavoro. Il governo auspica una collaborazione con le parti sociali e propone un obiettivo ambizioso, cioè eliminare i contratti precari. La soluzione presentata prevede un contratto unico per tutti, a tempo indeterminato, [...]
26 dicembre 2011
Attualmente, nel nostro paese, è in discussione la modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, nella prospettiva di una completa riforma del mercato del lavoro. Il governo auspica una collaborazione con le parti sociali e propone un obiettivo ambizioso, cioè eliminare i contratti precari. La soluzione presentata prevede un contratto unico per tutti, a tempo indeterminato, con possibilità di licenziamento, ma fornisce garanzie ai lavoratori congedati per motivi economici. E’ una soluzione in linea con il sistema adottato in molti paesi europei che armonizza flessibilità e sicurezza (flexsecurity). La Cgil, però, sostiene che una riforma dell’art. 18, in questa prospettiva, non risolverà il problema del precariato giovanile né avrà ripercussioni positive sulla crescita economica. Nel dibattito con il governo i sindacati rilanciano e propongono una riforma degli ammortizzatori sociali, per garantire un reddito a chi non ha un lavoro, per finanziare corsi di formazione e aggiornamento, finalizzati al reinserimento dei lavoratori licenziati o dei disoccupati nel mercato del lavoro. Il Ministro Elsa Fornero, invece, sostiene l’importanza della riforma e invita i sindacati a fare discussioni ‘intellettualmente oneste e aperte’, aggiungendo che nessuna norma dovrebbe essere considerata un dogma inviolabile o immodificabile. Perciò, l’art. 18, che stabilisce le norme per il licenziamento, è un tema che mobilità le istituzioni e riguarda molti aspetti della vita sociale. Il discorso sul lavoro, ovviamente, interessa tutti i cittadini/e di questo paese poiché la questione deve essere al centro di una profonda azione riformatrice. Infatti, la perdita di valore del lavoro è un fenomeno recente, che Marco Panara ha definito ‘La ‘malattia dell’occidente’. Nel suo saggio, il giornalista spiega che la svalutazione del lavoro non è dovuta solo a una questione economica: le cause sono anche politiche e “gli effetti toccano tutto: dalla distribuzione della ricchezza alla percezione del futuro, dalla geopolitica al cambiamento dei valori, dalla finanza alla qualità della democrazia e al modo di essere nella società”. La piena occupazione, da cui discendono la stabilità, la coesione, il benessere, è una condizione non più sufficiente a garantire tutte queste cose. Di conseguenza, oggigiorno, “la ricchezza che il lavoro produce e la quota della ricchezza con la quale viene remunerato non crescono o addirittura diminuiscono”. Perciò, se il governo prospetta una riforma del lavoro come risultato degli impegni assunti con l’Europa, questa potrà essere efficace se sarà inserita in una più complessa azione riformatrice che dovrà comprendere la lotta ai monopoli, garantendo a tutti i gruppi un ruolo nel mercato del lavoro, un peso sociale e un reddito relativo. La situazione attuale, in Italia, vede un sistema del lavoro che viaggia a due velocità: da una parte i lavoratori tutelati, dall’altra i precari che non hanno garanzie di stabilità né possibilità di avere una pensione adeguata in futuro. La proposta di Pietro Ichino, senatore del PD e studioso, offre una soluzione a tutto questo con un contratto a tempo indeterminato per tutti, possibilità di licenziamento, ma con la garanzia di un contributo di disoccupazione a favore dei lavoratori licenziati per motivi economici, erogando una somma di denaro che decresce dal primo al terzo anno di disoccupazione. Il denaro dovrà essere pagato dall’Inps e dalle aziende, il che rappresenta un disincentivo al licenziamento e un incentivo a usare meglio la riqualificazione professionale per il reinserimento del lavoratore licenziato nelle attività produttive (da ‘L’Unità’ del 19 dicembre).
Manuela.













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