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Colaninno chiarisce: niente cessioni e Linate sarebbe “una scelta politica”
Il numero uno di Cai ha negato in modo categorico qualche accordo segreto con Air France e smentisce la volontà di quotare in borsa nel breve periodo la compagnia. ”La realtà dei fatti è che non è previsto alcun accordo in tal senso”. Gli azionisti si sono dati autonomamente un lock-up di 5 anni – continua [...]
2 febbraio 2009
Il numero uno di Cai ha negato in modo categorico qualche accordo segreto con Air France e smentisce la volontà di quotare in borsa nel breve periodo la compagnia. ”La realtà dei fatti è che non è previsto alcun accordo in tal senso”. Gli azionisti si sono dati autonomamente un lock-up di 5 anni – continua Colaninno – dopo 4 anni potremmo vendere anche ad Air France. Fino a quel momento lavoreremo per rilanciare la società e reinvestire, se necessario, perchè Alitalia torni una grande compagnia”.
Roberto Colaninno ha approfittato anche per fare una battura su Lufthansa. ”Mai ricevuto un’offerta da loro, non siamo mai arrivati al nocciolo”.
Allontanta l’ipotesi di una quotazione in borsa soprattutto perchè ciò non è l’obiettivo primario di Cai e comunque non sarebbe legata ad una eventuale cessione della maggioranza ad Air France. ”Credo che non chiederemo quotazione tra tre anni: se dovesse accadere è perchè successo risultato straordinario. Noi pensiamo che Alitalia tornerà ad essere importante, con bilanci positivi”. Ad ogni modo, sottolinea, “la quotazione in Borsa non è certamente la strada per poter vendere ad Air France” e comunque la quotazione “non è il nostro obiettivo primario”.
A nome di Cai, Colaninno si è espresso anche sulla questione Linate-Malpensa, fornendo un commento sull’agire del partito del nord, ed esprimendosi con chiarezza in merito a costi-benefici che una compagnia privata può valutare diversamente da chi compie scelte politiche. ”Io credo sia necessario parlare con le autorità aeroporti milanesi, di confrontarci e fare la scelta più economicamente sostenibile”. Riguardo a Linate, precisa, “le comodità si pagano, non sono gratis. Allora o le paga il cittadino milanese, o chi vuole queste comodità o le paga in termini di disservizio o di costo la comunità. Questa però è una scelta politica. Noi come società privata abbiamo deciso di non sopportare il costo della comodità dei cittadini di Milano”.













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