Democrazia ed economia, legalità e sviluppo economico.

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“La vera forza della mafia sta fuori dalla mafia. Sta nelle complicità e convergenze che si realizzano su condotte concrete. Ma ci sono complicità che non si vedono facilmente e di cui non si vedono direttamente gli effetti, ma che costituiscono il retroterra di altre. Sono le complicità innocenti: gli atteggiamenti, i filoni culturali, i [...]

26 luglio 2011

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“La vera forza della mafia sta fuori dalla mafia. Sta nelle complicità e convergenze che si realizzano su condotte concrete. Ma ci sono complicità che non si vedono facilmente e di cui non si vedono direttamente gli effetti, ma che costituiscono il retroterra di altre. Sono le complicità innocenti: gli atteggiamenti, i filoni culturali, i sentimenti collettivi, le disposizioni d’animo civili che nutrono la vita quotidiana del Paese e la impigliano in una rete di condizionamenti, ostacolando il cammino verso la legalità e, in particolare, la lotta contro la criminalità. Sono l’immensa e indistinta zona grigia che si estende tra mafia e i suoi avversari” (‘La convergenza, mafia e politica nella Seconda Repubblica’, Nando Dalla Chiesa, 2010). Gli atteggiamenti  frequenti relativi alle culture complici’, alcuni provengono dalla tradizione e sono più radicati, altre dalle contingenze storiche. Tra essi, ad esempio, troviamo il fare o pianificare qualcosa pensando solo al proprio tornaconto, un basso senso delle istituzioni, cioè “l’estraneità a qualsiasi dimensione pubblica codificata” e anche l’antistatalismo, “nelle sue varianti leghiste, qualunquiste, clericali o di sinistra” e l’insofferenza verso la democrazia che per definizione è incompatibile con un esercizio violento del potere”. La presenza della mafia è figlia di una cultura antidemocratica. Se ne ha conferma in un ambito specifico della democrazia, quello del mercato. Dove, infatti i suoi valori non sono accettati o sono ridotti a pura raffigurazione retorica, saltano i principi della concorrenza e del merito e parallelamente si affermano i comportamenti collusivi, corruttivi, clientelari, tipici della società mafiosa”. Quindi, senso delle istituzioni, della democrazia e amore per la verità e la libertà, e poi partecipazione alla vita pubblica e responsabilità diminuiscono le probabilità di complicità e convergenze mafiose all’interno del tessuto sociale. E permettono divedere con maggiore chiarezza nelle convergenze e nelle contraddizioni che emergono dall’esame del fenomeno mafioso e il mondo economico e politico italiano. “La prima contraddizione sta nel fatto che se l’espansività della mafia è stata arginata o resa più difficile dal maggior impegno dello Stato e della società civile, tuttavia è anche vero che i capitali mafiosi sono sbarcati in molteplici aree extramafiose, penetrando gli interessi di variegati ceti imprenditoriali e professionali […] Si è cioè elevato il livello di contaminazione di aree di affari e di aree territoriali prima relativamente estranei. […] La seconda contraddizione  è di tipo assai più generale e rimanda in realtà alla filosofia della storia. Nessun progresso è lineare. Si esaltano i diritti umani e rinasce dopo secoli la schiavitù nel cuore dell’Occidente. Si afferma la parità uomo-donna e il mercato del sesso, fondato sulla donna-oggetto, moltiplica le sue dimensioni in modo sconvolgente. Si lancia sul piano mondiale l’anno del fanciullo e lo sfruttamento dei minori galoppa senza freni. Subisce colpi Cosa nostra grazie a un nuovo impegno dello Stato, ma proprio la priorità finalmente accordata  alla lotta  a Cosa nostra apre praterie interne alla camorra e alla ‘ndrangheta”. Evidenziare i meccanismi delle culture complici, dunque, aiuta a comprendere le strategie sociali e culturali da perseguire nella lotta contro la mafia e il ruolo di ognuno di noi per contrastare questi comportamenti e modelli di pensiero.

Manuela.

Scritto da Manuela

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