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Donne ‘trasformer’, come si può diventare imprenditrici di se stesse?
Dalle conclusioni della ricerca, effettuata sulle donne lavoratrici con contratti interinali e co.co.co., emerge la necessità di una riformulazione dell’indagine sulla forza di lavoro che estenda alcune misurazioni correnti ai lavori autonomi e introduca più sistematicamente le categorie più subordinate”. Le donne “che accettano lavori inferiori alla propria qualificazione, come strategie di ritorno graduale sul mercato [...]
24 giugno 2011
Dalle conclusioni della ricerca, effettuata sulle donne lavoratrici con contratti interinali e co.co.co., emerge la necessità di una riformulazione dell’indagine sulla forza di lavoro che estenda alcune misurazioni correnti ai lavori autonomi e introduca più sistematicamente le categorie più subordinate”. Le donne “che accettano lavori inferiori alla propria qualificazione, come strategie di ritorno graduale sul mercato del lavoro, sono e saranno più visibili socialmente e quindi anche più visibili ai tassi. Una certa possibilità di adattamento e compatibilizzazione sembra darsi anche per le donne che oggi scelgono di far prevalere le scelte familiari sulla disponibilità totalizzante al lavoro prima attesa e normale, entro una diversa idea di conciliazione, che rifiuta il modello della doppia presenza; ma questo avviene molto spesso al prezzo pesante da accettare, che le nuove flessibilità siano usate semplicemente per approssimare un lavoro dipendente mal pagato. Non molto invece sembra cambiare per le donne intrappolate nei lavori a troppo breve termine e con qualificazioni basse: i loro percorsi non risultano ancora né oggettivamente né soggettivamente, troppo diversi dai lavori sommersi e privi di protezioni sociali sempre esistiti nel nostro paese e che, in precedenza, erano praticabili anche per loro, con confusioni di confini assai preoccupanti per il sistema dell’impiego ed effetti scarsissimi sui contratti di genere”. Dunque, c’è l’esigenza di riforme in materia di lavoro e, nelle ricerche, di trovare indicatori ‘gender-sensitive’, cioè che rivelino puntualmente le trasformazioni in atto nel mercato del lavoro femminile. Queste, non sono esattamente delle novità. Ma, l’ennesimo invito della Marcegaglia al Governo affinchè risolva i problemi dovuti alla scarsa crescita economica, è l’esempio che ripetere è noioso, ma, se le cose non cambiano, è necessario. Poi, chissà come riusciranno a migliorare la crescita economica e salvaguardare l’ecosistema. Comunque, potrebbe essere utile porsi delle semplici domande quando si va a cercare lavoro e quando si deve valutare un nuovo impiego. Intermini di costi: quanto mi costa questo lavoro e quanto mi rende (una stima complessiva del denaro, soddisfazione e realizzazione personale), oppure come è valutato il mio lavoro (in modo adeguato o no). Se la prospettiva da cui guardiamo è la nostra e non quella del datore di lavoro è possibile valutare criticamente costi e benefici. Non è semplice, anzi è complicatissimo, ma si può provare.













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