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Economia della conoscenza: proposte e sviluppi di un nuovo sistema.
L’economia della conoscenza si pone come alternativa al sistema del capitalismo proponendo un nuovo modo di produzione basato sulla cooperazione e sulla democrazia economica. Il bene-conoscenza è pubblico e la trasparenza, la reciprocità e la fiducia sono qualità essenziali per la produzione di questo bene e per la sua trasmissione. I lavoratori della conoscenza grazie [...]
6 agosto 2011
L’economia della conoscenza si pone come alternativa al sistema del capitalismo proponendo un nuovo modo di produzione basato sulla cooperazione e sulla democrazia economica. Il bene-conoscenza è pubblico e la trasparenza, la reciprocità e la fiducia sono qualità essenziali per la produzione di questo bene e per la sua trasmissione. I lavoratori della conoscenza grazie a internet, dove si scambia il sapere, stanno sviluppando nuove dinamiche produttive con l’obiettivo di evolversi dal vecchio sistema economico e dalla finanza speculativa che contribuisce a generare precarietà occupazionale, riduzione dei redditi e scarse opportunità di mobilità sociale. “Il capitalismo attuale è diventato immateriale,finanziario, e agisce a livello globale senza controlli,regole istituzionali e responsabilità sociali”(‘L’economia della conoscenza, oltre il capitalismo’, Enrico Grazzini, 2008). I prodotti della finanza, “fondi pensione, merchant banks, private equità ed hedge funds sono diventati i veri protagonisti dell’economia. La finanziarizzazione dell’economia generea un’elevata volatilità sistemica, come testimoniano la bolla new economy e la crisi dei mutui subprime. Grazie alla completa liberalizzazione finanziaria globale iniziata negli anni Ottanta, le economia sono attualmente soggette a forze anonime e semicosmopolite al di fuori di qualsiasi controllo e vincolo democratico. Le forze finanziarie non vogliono nessuna ‘intromissione’ della ‘politica’ e delle regole nelle proprie attività. Desiderano invece che l’economia e la finanza siano completamente libere, salvo richiedere salvataggi molto onerosi per lo stato e i contribuenti in caso di fallimento. Ma i meccanismi speculativi sono onerosi per la gente comune e per la stabilità stessa del sistema”. I lavoratori della conoscenza, come altri, sentono gli effetti delle iniziative speculative. Tali meccanismi, distruggendo prospettive industriali e professionalità con l’obiettivo di guadagni facili, rallentano la crescita e, di conseguenza, per i lavoratori della conoscenza riducono le prospettive di avanzamento e le opportunità di ascesa sociale. I lavoratori della conoscenza e gli altri lavoratori sono colpiti dalle scorrerie finanziarie sotto molto aspetti: come cittadini, risparmiatori ad esempio, ma al contrario di altre classi, essi non sono ben rappresentati dai partiti politici, né da un sindacato. Tuttavia, “l’espansione numerica e la centralità del ruolo dei knowledge workers pongono il problema di una loro adeguata rappresentanza politica e della loro piena partecipazione al sistema economico e politico. In particolare le forme di democrazia economica potrebbe migliorare sostanzialmente sia la gestione e l’efficienza delle imprese sia la democrazia istituzionale. I lavoratori della conoscenza hanno infatti la capacità di gestire in maniera razionale e progressiva le aziende, le tecnologie e il sistema economico nel suo complesso”. L’economia della conoscenza si pone come alternativa alla struttura proprietaria e gerarchica del capitalismo industriale e all’assenza di regole del capitalismo finanziario. L’intelligenza collettiva , basata sull’iniziativa individuale, sullo scambio alla pari e sulla fiducia e la cooperazione, genera e fa circolare nuove conoscenze, dunque un nuovo modo di produzione e riproduzione del bene. Questa sarebbe la caratteristica innovativa del nuovo sistema e in ciò la possibilità di superare il vecchio. Le rivoluzione politiche del secolo scorso non erano preparate a “nuovi modi di produzione, da nuove tecnologie e da nuovi rapporti sociali e culturali”. Le masse “erano impreparate a gestire direttamente la produzione in forme nuove più efficaci e democratiche”. La ‘rivoluzione lunga’ avviata con lo sviluppo dell’economia della conoscenza si annuncia, invece, come molto diversa poiché i nuovi modi di produzione e le tecnologie di cooperazione stanno già agendo nel contesto dell’economia capitalista e man mano possono sostituirsi ad essa. L’autore del testo citato suggerisce ai lavoratori della conoscenza di mobilitarsi affinchè i legislatori sanciscano cinque obiettivi per la difesa dei loro interessi e per la società nel suo complesso:
- Il reddito minimo garantito, la formazione continua e lo sviluppo del welfare per difendere e sviluppare le professionalità su cui si basa lo sviluppo economico e il benessere generale.
- Lo sviluppo di internet come rete aperta e neutrale, indispensabile sia per lo sviluppo della comunicazione democratica e partecipata dal basso, sia per la creazione e diffusione delle innovazioni più avanzate.
- La gestione delle politiche relative ai diritti di proprietà intellettuale da parte dei knowledge workers, e non esclusivamente da parte delle corporation e dei governi, come avviene attualmente. I lavoratori della conoscenza hanno infatti le migliori competenze per bilanciare due esigenze legittime ma contrapposte: da una parte quella di premiare adeguatamente gli innovatori e dall’altra quella (prevalente) di permettere diffusa rapidità e senza barriere delle nuove conoscenze in modo da accelerare lo sviluppo tecnologico, economico e sociale.
- Il collegamento obbligatorio e vincolante tra le istituzioni della democrazia politica e le comunità virtuali che si auto organizzano in rete. L’obiettivo è di collegare la democrazia partecipata e comunitaria della rete alle istituzioni della democrazia rappresentativa, in modo da costruire una democrazia sostanziale.
- La democrazia economica, ovvero la partecipazione dei lavoratori della conoscenza alla definizione di strategie e alla gestione delle imprese, a partire dai servizi pubblici che gestiscono beni comuni in monopolio. Questo è indubbiamente l’obiettivo più importante e ambizioso che darebbe forza sia alla democrazia sia al progresso economico, dal momento che i knowledge workers costituiscono la principale fonte del valore, dell’innovazione e della competitività. La democrazia economica (che in parte, anche se in maniera insufficiente, i lavoratori hanno già cominciato a ottenere in alcuni paesi molto competitivi e socialmente avanzati, come la Scandinavia e la Germania) è in effetti la condizione concreta dello sviluppo sostenibile, equo e competitivo dell’economia e anche lo sviluppo profondo sostanziale della democrazia politica.
Questi obiettivi convergono in quello di considerare la conoscenza un bene comune da sviluppare democraticamente senza vincolarlo in sistemi di monopolio privati o statali. Ed è un obiettivo da considerare come il giusto esito dell’evoluzione umana, cioè quello che ci si aspettava. Il 6 agosto 1945 l’Areonautica militare statunitense lanciò le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Il 6 agosto 1991 veniva messo online anche il primo sito internet e nasceva il World Wide Web. Ci piace pensare che la coincidenza delle date sia un modo della stirpe umana per far pensare bene di sé, a se stessa. Questo spazio di scrittura avrà una pausa, da oggi al 15 agosto. Dal 16 riprenderemo a parlare di economia, politica e società, con la fiducia che si diffonda sempre di più l’economia della conoscenza e i concetti di base come la cooperazione, lo scambio alla pari, la trasparenza nei rapporti e la democrazia partecipata e comunitaria.
Manuela.













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