Economia e legalità

546de51c23c094de

Perché la criminalità organizzata, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, sopravvivono nel nostro Paese? Perché si è creata una nuova forma di convergenza che scaturisce dalla necessità di tutelare reciproci interessi tra mafia, partiti, leader politici, gruppi dirigenti e aggregati sociali che traggono beneficio dall’avere una giustizia più debole perché indebolita e delegittimata, magistrati meno [...]

23 luglio 2011

0 commenti


546de51c23c094de Economia e legalità

Perché la criminalità organizzata, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, sopravvivono nel nostro Paese? Perché si è creata una nuova forma di convergenza che scaturisce dalla necessità di tutelare reciproci interessi tra mafia, partiti, leader politici, gruppi dirigenti e aggregati sociali che traggono beneficio dall’avere una giustizia più debole perché indebolita e delegittimata, magistrati meno autonomi, disinformazione, un senso, cioè una percezione, di uno Stato precario; insomma un sistema di disvalori funzionali all’esercizio dell’illegalità. Infatti, si può verificare che negli ultimi anni, nel nostro Paese, il confine tra ciò che si può fare e ciò che non si può fare ha assunto linee sempre più sfumate. La pratica dell’esercizio dell’illegalità e del sopruso è divenuta cosa ‘normale’ nei piccoli fatti e nei grandi. La libertà senza regole, assunto di cui si sono appropriati alcuni gruppi politici, sociali e imprenditoriali. Una libertà, quella di alcuni, che ha impoverito economicamente e culturalmente il nostro Paese. Il crescendo di violenza e aggressività a cui assistiamo si potrebbe considerare un prodotto di tutto questo. L’impoverimento economico e culturale generano malessere che produce aggressività e può culminare in violenza. I fatti di cronaca nera sono spesso presenti nei quotidiani, fatti in cui la violenza è a scapito di donne e giovani, cioè i cosiddetti soggetti ‘deboli’ e che non hanno abbastanza potere economico né status sociale. Allora, se i soldi sono divenuti più importanti delle relazioni e dello scambio basato sulla fiducia reciproca, vuol dire che si sono persi del tutto i valori. E se le conoscenze, che come abbiamo, visto fanno rete, cioè relazioni importanti, sono essenziali nel mondo dell’economia e dell’imprenditoria, finiscono per consistere nei favoritismi, allora viene da grattarsi la testa perplessi, perché un conto è fare un accordo con una stretta di mano e un altro pagare una tangente. Il verificarsi della violenza non è un fenomeno da attribuire al singolo individuo, ma un fenomeno di aggressività collettiva. Non si vuol dire che gli italiani siano diventati cattivi, tutti e all’improvviso. Si vuole dire che il crescendo di violenza, ma anche ‘semplicemente’ di arrivismo e prepotenza, potrebbero essere dovuti al malessere generato dalle condizioni economiche e culturali e con cultura si intende quell’insieme di valori e orientamenti e ideali che guidano e i cittadini di una nazione democratica. Non c’è una sola cultura, ma tante, ogni individuo, ogni aggregato sociale ha stili di vita diversi, ma tutti, per convivere, devono essere orientati al benessere collettivo, non soltanto individuale e rispettare le leggi di uno Stato democratico. Ora, cadendo il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, la Legge, quell’insieme di norme che regolano la vita sociale, appare un qualcosa di superfluo e viene meno quel principio che ha permesso nella Storia dell’umanità la convivenza tra gli esseri umani: il rispetto reciproco. Così, lo Stato democratico e la Costituzione appaiono come una vuota formalità atta a nascondere loschi traffici e corruzione. Il che in parte è vero, ma non è per tutti così, anzi, se molti si trovano bene a far affari con la criminalità organizzata, alla maggior parte degli italiani non va bene, altrimenti non avremmo sintomi di malessere e scontentezza che si possono facilmente avvertire anche soltanto andando in giro per la strada. Un articolo di Nadia Urbinati, pubblicato,oggi, dal quotidiano ‘La Repubblica’, parla di “Un Paese impoverito e l’erosione della legalità”, in cui si dice che “Chi governa un Paese non dovrebbe sottomettere la proprie scelte a nessun’altra autorità che non sia la legge: qui sta il seme della libertà e anche la condizione del benessere individuale e collettivo. […] Nonostante la sua generale condivisone, però questa massima di prudenza e buon senso ha trovato forti resistenze”. Chi governerà “dovrà dar conto degli effetti sociali che questa resistenza ha prodotto nel corso degli ultimi decenni, per esempio della correlazione tra impoverimento generale e deperimento del senso della legge, e, poi, immancabilmente, tra essa e il declino del senso di giustizia sociale. L’escalation delle manovre economiche è in qualche modo un riflesso e un’indicazione di questa teoria”. Oltre a citare il fenomeno della corruzione, nell’articolo, poi, si dice che: “La dissociazione tra interesse privato e interesse pubblico che è stata alimentata dalle quelle politiche di spreco e anche di illegalità ha avuto come conseguenza nemmeno troppo indiretta l’impoverimento generale della nostra società”. Il tutto si tiene nell’idea che perseguire solo il tornaconto personale, motivo di orgoglio di alcuni a scapito di altri, non può venire prima dell’interesse collettivo, come invece accade. “Per questo, i Paesi con i conti pubblici meno in regola sono anche quelli dalla più incerta etica pubblica. L’Italia è tra questi; ed è un Paese a rischio soprattutto per la mancanza di una classe politica di governo che si convinca ad accettare le proprie responsabilità e riconoscere i propri limiti e fallimenti; che insomma non anteponga il proprio interesse a quello generale”. Ci vuole una classe politica valida e cittadini più responsabili perché uno Stato è fatto di cittadini che a loro volta votano i politici. Allora, parlare di criminalità organizzata è utile perché si pensa che l’illegalità diffusa, l’amoralità, il non rispetto della legge e degli altri non siano fenomeni sconnessi e circoscritti ma organizzati, appunto e che la maggior parte degli italiani trae solo svantaggi da questo sia direttamente, se in qualche modo coinvolto sia indirettamente perché danneggiato. Ad esempio se il modello della persona di successo è l’arrivista, privo di senso civico e del concetto di giustizia, che ha studiato per fregare meglio il prossimo, come diceva una canzone, ciò, in parte, potrebbe spiegare perché c’è un gran numero di laureati, giovani e gente capace ma disoccupata, essi non somigliano a quel modello ‘vincente’. Se poi a un ministro gli scappa da dire che ‘con la cultura non si mangia’, affermazione che ha fatto scalpore perché l’Italia è un Paese ricco di Storia, arte,bellezze artistiche e paesaggistiche e, se non si vive in Italia con la Cultura, dov’è che ci si dovrebbe vivere? Allora, o il ministro ci beffa in modo sublime o, con estremo candore, ci sta dicendo che qui non serve conoscere le alte espressioni dell’animo umano, ma solo mordere, dare calci e pugni per annientare i concorrenti e ‘vincere’, cioè avere un posto, un lavoro, dei soldi,ecc. Pensiamo che sia vera la seconda … Invece, noi vogliamo (e crediamo che sia così anche per il ministro) che le alte espressioni dell’animo umano siano un valore apprezzato e da apprezzare e che il senso di giustizia e di legalità tornino di moda. E, per sapere il perché, nell’analisi sulla situazione economica italiana non si intreccia mai questa con il fenomeno della criminalità organizzata, abbiamo capito che occorre leggere, leggere, leggere bene ciò che si scrive e così faremo.

Manuela.

Scritto da Manuela

Ti è piaciuto? Ti suggeriamo questi articoli correlati...


Nessun commento

Aggiungi un commento

8 + 8 =