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Flessibilità e precarietà lavorativa.
La scrittura della legge Biagi (legge 14 febbraio 2003, n. 30 di delega al Governo in materia di occupazione) aveva introdotto il concetto di flessibilità nel mondo del lavoro. Vi era l’idea di una messa a punto dello Statuto dei lavoratori e l’obiettivo era trovare indicazioni nelle leggi europee sul lavoro, introdurre i privati e [...]
5 maggio 2011
La scrittura della legge Biagi (legge 14 febbraio 2003, n. 30 di delega al Governo in materia di occupazione) aveva introdotto il concetto di flessibilità nel mondo del lavoro. Vi era l’idea di una messa a punto dello Statuto dei lavoratori e l’obiettivo era trovare indicazioni nelle leggi europee sul lavoro, introdurre i privati e i giovani. Di fatto la strategia di Lisbona (trattato di Lisbona, 2007) offre la possibilità di mettere insieme la flessibilità di un’organizzazione con misure di sicurezza, sistemi di welfare, accompagnare la flessibilità con un sistema di reti, con il sostegno di politiche per il sociale, per il sistema pubblico e privato per i servizi e l’impiego e di agevolare l’introduzione di politiche attive per realizzare mobilità. In Italia, nei primi 8 anni del nuovo millennio, sono mancate politiche per realizzare la flessibilità e la sicurezza. Per rivedere la flessibilità e il lavoro precario le soluzioni attuabili modelli sono a favore della flessibilità, delle politiche attive, sicurezza, occupazione e sicurezza sociale e per gli investimenti nella ricerca, innovazione, nuove competenze, integrazione del sistema pubblico e privato, contratti con finalità di inserimento nel mondo lavorativo, buona flessibilità, welfare per precari, previdenza, lotta al sommerso, lotta alla discriminazione e sostegno alle imprese. Per delineare meglio il fenomeno del lavoro precario abbiamo chiesto a Fabio De Mattia la sua opinione, in qualità di rappresentante dell’organizzazione sindacale CGIL (sede regionale, Roma). Secondo De Mattia il precariato destruttura i rapporti collettivi di lavoro e va contestualizzato in un quadro più generale che riguarda la politica economica del paese. Le soluzioni proposte, quindi, sono: la regolamentazione della situazione occupazionale attraverso la legittimazione dei contratti collettivi di lavoro e rivedere le retribuzioni per adeguarle al costo della vita. In generale per far fronte al disagio economico percepito dai cittadini italiani De Mattia auspica una revisione delle politiche per l’edilizia, questo per quanto riguarda la casa (costo degli immobili sia in affitto sia in vendita) e un maggior controllo sull’evasione fiscale. Per quanto riguarda il mondo giovanile, invece, sembra che non siano molto partecipi alla questione del lavoro e che siano poco informati dei loro diritti. Dunque, forse sarebbe bene precisare,come è stato fatto durante la discussione, che la problematica circa l’adeguamento delle retribuzioni è relativamente risolutiva dell’oggettivo rincaro dei prezzi, si dovrebbe regolamentarli meglio per contenerli. Emerge,comunque, la necessità di politiche economiche efficaci per riportare il lavoro ad essere veramente una fonte di sostentamento e di realizzazione, per condurre una vita dignitosa.
Manuela.













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