Formazione e lavoro

La disoccupazione, in Italia, colpisce tutti, anche chi ha conseguito una laurea specialistica. Questo è un fenomeno inusuale rispetto agli altri Paesi dell’UE in cui, nel periodo di recessione, è aumentato il numero degli occupati ad alta qualificazione. In Italia accade il contrario. E’ ciò che emerge dal XIV rapporto di Almalaurea sulla condizione lavorativa [...]

7 luglio 2012

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 Formazione e lavoro

La disoccupazione, in Italia, colpisce tutti, anche chi ha conseguito una laurea specialistica. Questo è un fenomeno inusuale rispetto agli altri Paesi dell’UE in cui, nel periodo di recessione, è aumentato il numero degli occupati ad alta qualificazione. In Italia accade il contrario. E’ ciò che emerge dal XIV rapporto di Almalaurea sulla condizione lavorativa dei neolaureati/e. Il risultato dei dati della ricerca sulla posizione occupazionale di chi ha una laurea triennale, evidenzia un aumento della percentuale dei disoccupati, che dal 16% nel 2009 è passata al 19% nel 2010. Si registra un trend negativo anche per chi ha conseguito una laurea specialistica. La scarsità degli investimenti nelle professioni specializzate è uno dei motivi delle carenze del sistema, inadeguato per valorizzare il capitale umano nostrano, a differenza di quanto accade in Francia e in Germania. In sostanza, l’Italia non offre ai laureati/e risorse e opportunità per entrare nel mercato del lavoro. Molteplici fattori (sociali, economici e politici) influiscono e ostacolano la mobilità sociale. Tra questi l’incancrenirsi del processo di riproduzione sociale e di ricambio generazionale fa si che ai vertici delle aziende non ci siano i nuovi talenti, ma gli over sessanta. Se conta chi ha un reddito e può disporre dell’appoggio delle corporazioni di lavoratori, si comprende perché in Italia i giovani e i laureati/e disoccupati non hanno forza sufficiente per chiedere un cambiamento del sistema. I dati non sono confortanti. La difficoltà a valorizzare il merito, forse, dipende anche dalla perdita del valore-lavoro e dal fatto che esso si è trasformato in un espediente per ottenere un reddito, eliminando in questo modo le caratteristiche che differenziano un mestiere da un altro. Garantire il benessere alla maggior parte dei cittadini/e è l’obiettivo della politica nei Paesi democratici, anche perché funge da deterrente rispetto alle istanze rivoluzionarie. Il fatto è che il benessere diffuso comporta l’uniformità delle ambizioni e del tenore di vita della popolazione, omologandone lo stile di vita nonché gli orientamenti culturali. Questo sistema, garantendo a tutti la partecipazione alla vita sociale e politica, avrebbe dovuto eliminare le disuguaglianze sociali. Ma, livellando le chance e riducendo l’importanza dei grandi ideali, forse le ha accentuate. Infatti, il mondo del lavoro appare sempre più suddiviso in settori che richiedono conoscenze tecniche e una formazione specialistica. Sono pochi gli ambiti che consentono libertà di espressione, in opposizione alla genericità di occupazioni dove il prodotto è quantitativamente uguale e comparabile anche qualitativamente. Perciò, oltre ad investire maggiormente nelle professioni specializzate, si potrebbe riscoprire il valore della creatività e della sperimentazione in tutti gli ambiti lavorativi. Le opportunità lavorative vanno cercate e, a volte, create.

Manuela.

Scritto da Manuela

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