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Funzione materna e riproduzione sociale
Il processo di industrializzazione ha portato l’attività produttiva fuori dell’ambito familiare, fino a identificare il lavoro in senso proprio come l’attività che si svolge al di fuori delle pareti domestiche. Nella società occidentale, la separazione tra sfera domestica e sfera pubblica, si è fatta sempre più netta nel corso dello sviluppo capitalistico industriale “producendo, una [...]
10 giugno 2011
Il processo di industrializzazione ha portato l’attività produttiva fuori dell’ambito familiare, fino a identificare il lavoro in senso proprio come l’attività che si svolge al di fuori delle pareti domestiche. Nella società occidentale, la separazione tra sfera domestica e sfera pubblica, si è fatta sempre più netta nel corso dello sviluppo capitalistico industriale “producendo, una forma di famiglia ridotta ai suoi elementi basilari, la donna che fa la madre ed esercita le qualità materne e il matrimonio eterosessuale, continuando a riprodurre la dominanza maschile” (‘La funzione materna’, Nancy Chodorow, 2002). L’autrice pone la domanda cosa spinge le donne a fare figli. Di fatto la funzione materna è uno strumento di riproduzione sociale e funzionale al sistema capitalistico neoliberista. “L’esercizio della funzione materna, infatti, da parte della donna, comporta la divisione del lavoro secondo il sesso e ha effetti profondi sulla vita delle donne, sulle idee circa le donne e della disparità sessuale e sul riprodursi di particolari forme di forza lavoro”. E’ appannaggio esclusivamente femminile la funzione materna, e di socializzazione ai valori e comportamenti condivisi. Molti studiosi quindi hanno fatto della famiglia il loro oggetto di studio proprio perché in gradi di riprodurre le strutture sociali ed economiche. Il modo in cui le donne vengono trattate in ambito lavorativo riproduce delle dinamiche inerenti alla famiglia e al ruolo della donna: “Il nesso definitorio tra l’essere una moglie e l’essere una madre e la responsabilità della donna entro la famiglia per funzioni definite in base all’affettività, vengono ulteriormente rafforzati dal modo in cui la famiglia viene collegata, sul piano sociale, con il mondo extra familiare. Parson e molte autrici femministe fanno rilevare come sia il ruolo del padre a determinare la posizione di classe o status dell’intera famiglia […] La moglie di conseguenza deriva il proprio status o posizione dal marito, anche se essa pure fa parte della forza lavoro e anche se contribuisce al mantenimento dello stile di vita familiare”. La specificità dell’attuale sistema di organizzazione sesso/genere e l’attuale capitalismo consiste nell’estensione del ruolo di moglie/madre senza confini: “Pensare di continuo ai figli, sintonizzarsi sui bisogni di un maschio adulto, cose che richiedono connessione e non già separatezza con l’altro”. In questa dinamica l’uomo coltiva sentimenti di superiorità (mentre il ruolo delle donne è subordinato), che riproduce nel mondo capitalistico del lavoro: “Il capitalista dovette acquisire un atteggiamento autodiretto e una mentalità organizzativa, […] Invece, le mansioni di tipo tecnico, professionale manageriale richiedono affidabilità e prevedibilità, capacità di agire senza una supervisione diretta. Queste qualità comportamentali e personali riflettono tutte un orientamento rivolto all’esterno della propria persona e dei propri metri di giudizio, una mancanza di auto direzione autonoma e creativa. E la famiglia nucleare, isolata, senza radici, in cui le donne da sole fanno le madri è il luogo perfettamente idoneo a produrre nei figli questi tratti di personalità che attraversano tutte le classi sociali”. L’autrice propone come soluzione l’accudimento condiviso in cui la funzione materna non sia solo della madre. La questione appare interessante per capire il lavoro femminile che non è un’invenzione recente. Infatti, da sempre le donne lavorano e partoriscono bambini. Se ora è diventato un problema, ciò potrebbe non essere a causa dell’inconciliabilità dei tempi, ma per motivi molto più complessi, sociali ed economici. Inoltre, sono sempre più numerose le donne in possesso di titoli di studio e certamente non accettano volentieri ruoli di genere né ruoli subalterni e della famiglia hanno una loro idea, probabilmente in contrasto con il modello di famiglia nucleare, appena descritto, funzionale alla riproduzione di sistemi sociali ed economici che non vogliono.
Manuela.













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