I giovani, il presente e il futuro del Paese

Chi è desideroso di partecipare al dibattito nello spazio pubblico, quello abitato dalla società civile, potrebbe far fatica a trovare tale spazio e, una volta giunti nel luogo più luminoso del nostro vivere sociale, potrebbe accorgersi che esso è deserto. Lo spazio in cui tutti i cittadini e cittadine possono partecipare alla discussione sui temi [...]

25 febbraio 2012

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 I giovani, il presente e il futuro del Paese

Chi è desideroso di partecipare al dibattito nello spazio pubblico, quello abitato dalla società civile, potrebbe far fatica a trovare tale spazio e, una volta giunti nel luogo più luminoso del nostro vivere sociale, potrebbe accorgersi che esso è deserto. Lo spazio in cui tutti i cittadini e cittadine possono partecipare alla discussione sui temi che riguardano il paese sembra una landa desolata. Più in là, però, a poca distanza, ci sono riserve abitate da gruppi di interesse, da categorie di lavoratori che discutono sulle strategie migliori per mantenere i loro privilegi. Non troppo lontani da questi, altri inveiscono contro la politica dimenticando di aver eletto quei rappresentanti proprio per poter denigrare i loro stessi vizi senza rendersene responsabili. Altri ancora, più consapevoli, non denigrano i politici, anzi sono intimamente soddisfatti di aver mantenuto una classe politica nell’impasse, vincolata al consenso e in balìa della tirannia della massa e un paese nell’immobilismo più sconcertante. Tutto ciò per vantare e mantenere qualche privilegio economico e di status nei confronti dei loro connazionali, contravvenendo a qualsiasi principio democratico e svalutando la politica agli occhi delle nuove generazioni. Insomma, tutti chiusi nelle tribù di appartenenza a discutere su come ottenere maggiori vantaggi e tronfia importanza agendo secondo un modello di solidarietà limitata alla cricca. Qui si sta parlando non della politica, ma del malcostume che ha origine tra la ‘gente’, gli elettori e le elettrici che votano i propri rappresentanti per tutelare i loro interessi. Rivelando, al di là della facciata di persone ‘perbene’, un bieco egoismo, un’avidità senza limite e la completa noncuranza nei confronti delle norme civili di un paese democratico. Ora saranno soddisfatti/e di sapere quanto guadagnano i politici, come se questo risolvesse i problemi del nostro paese. E’ vero che chi ha un ruolo importante nella società dovrebbe renderne conto, ma, prima di tutto non tutto ciò che fanno gli individui è un fatto che riguarda la massa. E poi potrebbe essere vero anche che i politici vogliono guadagnar tanto proprio perché sono costretti a non far niente, cioè a mantenere lo status quo, accontentando i loro elettori. Non poter far nulla costa di più alla collettività rispetto alla possibilità di svolgere il proprio lavoro con coscienza e, nel caso della politica, che è passione, questo meccanismo si rivela davvero costoso per tutti.

Le donne, pressoché inesistenti, quando occupano lo spazio pubblico, rivendicano la riforma del welfare che le liberi degli oneri familiari e auspicano la promozione di politiche conciliative del tempo da dedicare alla casa e al lavoro. Rivendicano una maggior considerazione della donna in quanto persona e non come oggetto del desiderio, una maggior sensibilità da parte dei media affinchè se la smettano di proporre l’immagine di femmina sessualizzata al maschile, cioè trasformata in oggetto pornografico e privata della sessualità femminile. Ma, nello spazio pubblico la maggior parte delle donne non si sente fiatare. Mai che qualcuna dica che, oltre alle politiche di welfare che, evidentemente, dovrebbero tutelare una categoria che non prova neanche a tutelarsi da sola, c’è sempre la possibilità di chiedere agli uomini di impegnarsi di più nello svolgimento delle mansioni che riguardano la cura della casa e della prole. Le donne si scagliano contro le immagini femminili di corpi-oggetto, ma molte si conciano come le modelle che vedono in tv o sui cartelloni pubblicitari, giocando alternativamente il ruolo della porno-diva e della ‘brava moglie’. Come se gli stereotipi sessuali fossero l’unica traccia a disposizione per definire se stesse. Il che significa che molte donne hanno rinunciato a pensarsi e a parlare di sé, che è un modo per non diventare il prodotto pensato da altri. Abitare lo spazio pubblico, quindi, significa costruire l’identità femminile condivisa attraverso molteplici percorsi, una sintesi delle singole esperienze e della visione che ciascuna ha di sé e della realtà in cui vive.

Poi ci sono i giovani, altra categoria bistrattata dalla nostra società, che solitamente se ne stanno zitti e buoni nel salotto di casa a mo’ di soprammobili. Da loro, invece, ora giungono segnali di vivacità e impegno civile e politico. In questi ultimi anni, ciò che ha caratterizzato i giovani è stata la loro permanenza nella famiglia di origine ben oltre la maggiore età. Un fenomeno che contraddistingue i ventenni, trentenni e, a volte, anche i quarantenni di oggi rispetto ai loro coetanei vissuti in altri momenti storici. Ciò accade soprattutto in Italia, il motivo principale della permanenza a oltranza nella casa genitoriale è la precarietà del lavoro. La difficoltà a raggiungere l’indipendenza economica, ritarda le decisioni che riguardano la vita dei giovani. La precarietà lavorativa è uno dei motivi dello stazionamento nella casa genitoriale, oltre a questo c’è anche la poca disponibilità nell’assunzione di responsabilità da parte dei figli e le possibilità concrete, economiche, da parte dei genitori di poterli mantenere. I giovani vivono la famiglia come un rifugio dalla società dei rapporti lavorativi e umani sempre più sfilacciati e indefinibili, essi non contestano come facevano un tempo perché gli fa comodo che rimanga tutto com’è. Le stesse garanzie e privilegi acquisiti dai genitori, e un mercato del lavoro dei super tutelati e dei non tutelati, si rivelano positivi a molti perché vivono grazie a pensioni generose e stipendi sicuri e non sono disposti a cambiare le cose. Invece, come si diceva, ora arrivano segnali di cambiamento da parte di chi vuol fare di quei vent’anni una grande opportunità. Alcuni ragazzi e ragazze hanno scritto al Presidente del Consiglio e al Ministro del Lavoro. Nella lettera, pubblicata sul ‘Corriere della Sera’ il 21 febbraio (da leggere), i giovani chiedono innanzitutto di essere ascoltati e di partecipare al dibattito sul loro futuro occupazionale. Essi non fanno parte di un partito, né vogliono esprimere una visione di parte. Vogliono discutere su ciò che li riguarda con i rappresentanti della politica portando il loro punto di vista. E’ un atteggiamento ‘nuovo’ di partecipazione vera al dibattito nello spazio pubblico, che non è sorretta da interessi di partito, né da ideologie. La loro voce non è ‘legittimata’ dalla difesa del loro status. Anzi, chiedono che nel lavoro venga premiato, si, il merito, ma anche la creatività e il talento, cioè la capacità di rinnovarsi e innovare con riforme che riguardano il sistema economico, la cultura e la società. Quindi, auspicano una società nuova in cui tutti abbiano valide opportunità per realizzarsi, smantellando il modello di darwinismo sociale dove il criterio per stabilire chi è il ‘più forte’ è il denaro e la posizione sociale. Un modello di competizione ingiusto poiché persone preparate, creative e volenterose di impegnarsi, come sono molti giovani, appunto, rischiano di non avere spazio. Come spiegano gli stessi ragazzi e ragazze, la loro voce, negli ultimi anni, è stata ‘marginalizzata e resa afona’. Dunque, no ‘all’egoismo dei protetti, all’ingordigia dei privilegiati’. Si, alla fiducia in questo governo e nel futuro. Essi vogliono ‘poter scommettere senza indugio nella flessibilità e distribuire lealmente le tutele’. Vogliono una politica non ossequiosa nei confronti della propria base elettorale che costringe il Paese all’immobilismo e “‘a rinunciare alla sua anima ‘solida’ e ‘solidale’”. Infine, chiedono che, in linea con i principi costituzionali, vengano ‘rimossi gli ostacoli di ordine economico e sociale’, che hanno determinato il ‘regime di apartheid occupazionale tra protetti e non protetti’. Ce ne fossero di iniziative così, molti di noi sarebbero più tranquilli, pensando di poter vivere, in un futuro neanche tanto lontano, in un Paese veramente civile e democratico.

Manuela.

Scritto da Manuela

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