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‘I ragazzi indignados’
I giovani lanciano una sfida globale alla superpotenza finanziaria. Sono gli indignados che divulgano attraverso la rete una giornata per la mobilitazione europea, convocata per il prossimo 15 ottobre. L’appello si rivolge alla Commissione europea, alla Bce e al Fondo monetario internazionale che per gli indignados sono come le multinazionali cioè poteri forti. Gad Lerner, [...]
8 ottobre 2011
I giovani lanciano una sfida globale alla superpotenza finanziaria. Sono gli indignados che divulgano attraverso la rete una giornata per la mobilitazione europea, convocata per il prossimo 15 ottobre. L’appello si rivolge alla Commissione europea, alla Bce e al Fondo monetario internazionale che per gli indignados sono come le multinazionali cioè poteri forti. Gad Lerner, nel quotidiano ‘La Repubblica’, dice di questi giovani: “Troppo facile accusarli di velleitarismo, ora che il movimento ha circondato perfino il santuario di Wall Street. Neanche il più nostalgico dei marxisti avrebbe osato pronosticare un simile evento storico: lo spettro dell’anticapitalismo si aggira per gli Stati Uniti d’America? Calma e gesso, l’individualismo e lo ‘spirito animale d’impresa’ restano connaturati all’America. Mai però la contestazione aveva insidiato i forzieri del capitale, là dove buona parte della ricchezza planetaria viene convogliata e ripartita secondo criteri incomprensibili a noi comuni mortali. Fino a erigere la piramide assurda dell’ingiustizia sociale che neppure i suoi beneficiati osano più giustificare”. Uno dei punti centrali della protesta è spiegato così: “Ci presentano come dogmi intoccabili il pagamento del debito, il pareggio del bilancio pubblico, gli interessi dei mercati finanziari, le privatizzazioni e i tagli alla spesa, la precarizzazione del lavoro e della vita”. Per gli indignados queste non sono scelte obbligate e “alla politica chiedono di esercitare un contropotere rispetto alla superpotenza finanziaria globale, perfino rivendicando il ‘diritto all’insolvenza’”. In discorso non è solo: “Il debito non lo abbiamo contratto noi, quindi non lo paghiamo”. Ma c’è, da parte dei giovani, una vera e propria sfida che consiste nella richiesta di sottrarsi alle regole del mercato. E non è un pensiero stravagante soprattutto se l’economia e le teorie economiche diventano ideologie possono esser cambiate, basta volerlo. Così non si pensa secondo l’atteggiamento rigoroso al mondo oggettivo dei numeri, ma secondo il principio delle idee, opinabili e definite di volta in volta sulla base di nuovi valori. C’è un motivo per questo: “Si tratta di una reazione comprensibile di fronte ad un’economia trasformatasi in ideologia. Sono due docenti dell’università Bocconi, Massimo Amato e Luca Fantacci, a denunciare il feticcio di un sistema finanziario solipsistico in cui pareva possibile che i conti non si chiudessero e i debiti non si pagassero mai (‘Fine della finanza’, Donzelli editore). Fino all’’eternizzazione dell’espediente’: da ultimo, creare debito impagabile prestando soldi a chi non può permettersi di rimborsarli, tanto… chi vivrà vedrà”. Un sistema per indebitare i Paesi fino all’eternità. Così, gli indignados di tutto il mondo occidentale che non hanno tratto nessun beneficio dall’innovazione perché non privilegiati, si indignano e, se tutto non scompare come un fuoco di paglia, c’è aspettarsi del bene.
Manuela.













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