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Il volto umano della flessibilità lavorativa.
Il dibattito su ‘Le vie d’uscita dalla precarietà’ (in ‘MicroMega 4/2011) prosegue con la risposta di Pietro Ichino. Circa il punto di vista di Stefano Fassina sull’importanza di promuovere politiche per la crescita e lo sviluppo economico Ichino è d’accordo con Fassina, ma aggiunge che “l’unica leva di cui disponiamo per aumentare gli investimenti produttivi [...]
27 agosto 2011
Il dibattito su ‘Le vie d’uscita dalla precarietà’ (in ‘MicroMega 4/2011) prosegue con la risposta di Pietro Ichino. Circa il punto di vista di Stefano Fassina sull’importanza di promuovere politiche per la crescita e lo sviluppo economico Ichino è d’accordo con Fassina, ma aggiunge che “l’unica leva di cui disponiamo per aumentare gli investimenti produttivi e quindi aumentare la domanda di lavoro e in particolare la domanda di buoni posti di lavoro, consiste nell’apertura agli investimenti stranieri, rispetto ai quali l’Italia è invece oggi drammaticamente chiusa”. Alla critica mossa da Stefano Fassina sull’art. 18 risponde che, secondo il suo parere “il modello di rapporto di lavoro imperniato sull’articolo 18 non possa estendersi a tutti”. Ciò perché “in questo modo si eliminerebbe il polmone di flessibilità di cui il sistema ha bisogno, proprio per la rigidità che si determina nell’area in cui si applica l’articolo 18. Se noi imponessimo di assumere tutti i lavoratori con questa regola, tutte le imprese che hanno oscillazioni nella domanda e quindi nella produzione, allineerebbero la produzione e dunque l’occupazione ai livelli minimi. La conseguenza sarebbe la drastica riduzione dell’occupazione […] Non voler riformare profondamente il diritto del lavoro, limitarsi a dire ‘basta applicare la legge così com’è’, equivale ad accettare che le cose restino come sono; questo è un tradimento nei confronti di tutta quella nuova generazione di lavoratori per i quali il nostro vecchio diritto del lavoro quasi non esiste. I miei studenti mi dicono: ‘Professore, lei ci insegna un diritto del lavoro che non ci riguarda; non è quello che incontriamo nel mercato del lavoro’. Hanno ragione”. Riguardo l’art. 18 e i licenziamenti per motivi economico-produttivi, quindi oggettivi, ricordiamo che Ichino aveva proposto la possibilità di una tutela per il lavoratore, da parte della vecchia azienda, per un determinato periodo favorevole all’inserimento in un altro contesto lavorativo. Le proposte sulla riforma del diritto del lavoro offrono lo spunto per alcune riflessioni. Alcune tra le nuove professioni, sorte, ad esempio, con l’avvento delle nuove tecnologie, non sono menzionate nel diritto del lavoro. E, se fosse applicata veramente la flessibilità e tenuta in considerazione la meritocrazia, stabilendo un criterio valido, il lavoro ci sarebbe un po’ per tutti.
Manuela.













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