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La crisi che può unire
In America pare ancora molto radicato il principio secondo cui l’unione fa la forza, pur trattandosi sempre di un unione studiata nei minimi dettagli e mai avventata. Anche durante questa crisi, la piu’ drammatica dal 1929 ad oggi, le menti che fanno girare l’economia americana attraverso la ricerca e la conquista di successi per le [...]
3 febbraio 2009
In America pare ancora molto radicato il principio secondo cui l’unione fa la forza, pur trattandosi sempre di un unione studiata nei minimi dettagli e mai avventata. Anche durante questa crisi, la piu’ drammatica dal 1929 ad oggi, le menti che fanno girare l’economia americana attraverso la ricerca e la conquista di successi per le proprie aziende, non si mettono a diffidare gli uni degli altri e non nascondono perché non stanno dormendo la notte. Al contrario, sembrerebbe che alcuni esplicitino i propri problemi in modo tale che altri con problemi diversi e con bisogni soddisfabili proprio dai primi vadano loro incontro. Veniamo al sodo.
Da un po’ si sta facendo un gran parlare della possibile vendita del New York Times, e che l’acquirente sia un’altra azienda altrettanto in crisi, Yahoo. Nel grattacielo costruito da Renzo Piano sull’ottava strada, si stanno abituando a sentire da un po’ le cattive notizie.
Nel 2008 il NY Times ha registrato una perdita di 57,8 milioni di dollari, contro l’utile di 208 milioni avuto nel 2007. Questo perché si sono drasticamente ridotti gli introti provenienti dalle inserzioni pubblicitarie: da 52,9 nel 2007 a 27,6 l’anno appena terminato. Neanche l’aumento del 11’9% delle attività del web é riuscito a compensare a dovere queste perdite. Il secondo gruppo editoriale d’America, quello che é ritenuto da molti il giornale piu’ seguito del mondo, é in crisi, e quindi non é fantascienza affermare che la famiglia Sulzberger, che ne é proprietaria da 100 anni, possa pensare anche ad una cessione. E qui entra in gioco Yahoo.
Liquidato senza tanti fronzoli il fondatore Jerry Yang, l’azienda della Silicon Valley sta valutando se, acquisendo la societa’ editrice del piu’ grande quotidiano americano, riuscirà a risolvere con un colpo solo la propria crisi finanziaria ed identitaria, oltre che salvare dal fallimento il NY Times. Con l’arrivo della Bartz, nuova Ceo di Yahoo dal 2009, l’azienda ha definitivamente alzato bandiera bianca contro Google nell’essere la padrona dei motori di ricerca, quello che costituiva l’iniziale core business. Pare quindi plausibile dismettere il business ormai perso della ricerca online e utilizzare la liquidità cosi’ eventualmente ottenuta per tuffarsi nel mondo piu’ aulico dell’editoria. L’unione di due malati potrebbe ancora creare un soggetto sano. Staremo a vedere.













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