La crisi farà leggere ancora di meno gli italiani !?

metro_2

E’ certo che la free press italiana ha coperto quel grande segmento del mercato che in altri paesi dell’europa settentrionale sono occupati dai grandi giornali popolari a pagamento. Infatti in Germania non esiste una free press forte e in Gran Bretagna ne esiste una sola generalista , Metro, ed altre che si sono date un [...]

25 aprile 2009

0 commenti


E’ certo che la free press italiana ha coperto quel grande segmento del mercato che in altri paesi dell’europa settentrionale sono occupati dai grandi giornali popolari a pagamento. Infatti in Germania non esiste una free press forte e in Gran Bretagna ne esiste una sola generalista , Metro, ed altre che si sono date un target: uomo, donna, business, ecc. e che escono solo nella city. 

In Italia, invece, fino a quando il mese scorso 24 minuti non aveva ancora chiuso,  ne esistevano ben sei. Il primo della classe e a inventarsi il “campo dove giocare”, questo settore dell’editoria, è lo scandinavo Metro che ha gli stessi padroni svedesi di Tele 2. Ma il leader del mercato italiano, in ordine di copie distribuite, è Leggo che fa capo al gruppo Caltagirone editore del Messaggero. Poi viene Epolis dell’editore sardo Grauso prima, e ora sotto la guida di Alberto Rigotti. Segue City di Rcs. Infine Dnews, l’ultimo arrivato e 24 minuti che, come detto, ha chiuso per mancanza di pubblicità.

Sì, la free press campa solo e soltanto di pubblicità, e quindi se il calo è stato relativamente minore di quello subito dai quotidiani a pagamento (10% contro 30%), il contraccolpo è stato superiore. Chi non poteva far a meno della televisione ha tagliato sui giornali, ma chi ha potuto scegliere ha tagliato sui giornali gratis distribuiti a mano. Il modello di business basato totalmente sulla pubblicità e sul prezzo annullato per i consumatori soffre di più la crisi dei grandi giornali e riviste che hanno storie e persone più influenti alle spalle. Sopravviveranno in pochi, quelli che si sapranno accorpare in modo efficiente mettendo a disposizione ognuno per un nuovo progetto comune il proprio core: la distribuzione nazionale o quella locale.

L’Italia e la Spagna i due principali mercati della Free Press sono quelli, ovviamente, che sono stati maggiormente colpiti. Da noi già si legge poco, e viene proprio da dire che adesso ci si è messa pure la crisi a peggiorare le cose.

Scritto da Timoteo Carpita

Laureando in Economia Politica, appassionato di giornalismo e internet. http://www.timoteocarpita.it

Ti è piaciuto? Ti suggeriamo questi articoli correlati...


Nessun commento

Aggiungi un commento

4 + 1 =