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La crisi rivoluziona le gerarchie di Piazza affari
Le turbolenze finanziarie avute e che si continuano ad avere hanno cambiato notevolmente la geografia delle capitalizzazioni. Aziende che avevano registrato fenomenali progressi negli anni scorsi, ora vengono rivalutate a vantaggio di realtà imprenditoriali italiane di più vecchio corso, che dalla fine del secolo scorso avevano perso appeal e che ora ritornano “di moda”. Nel [...]
16 febbraio 2009
Le turbolenze finanziarie avute e che si continuano ad avere hanno cambiato notevolmente la geografia delle capitalizzazioni. Aziende che avevano registrato fenomenali progressi negli anni scorsi, ora vengono rivalutate a vantaggio di realtà imprenditoriali italiane di più vecchio corso, che dalla fine del secolo scorso avevano perso appeal e che ora ritornano “di moda”. Nel settore dell’abbigliamento si nota subito l’esempio fornito da Geox e Benetton. La prima, entrata a far parte del principale indice borsistico italiano solo nel 2007, subito dopo fu protagonista di una salita in territorio positivo invidiata, arrivando a valere in Borsa 3,5 miliardi di euro un anno e mezzo fa. Ora ne vale 1,25 ed è stata quasi raggiunta da Benetton, che pur perdendo anch’essa valore a causa della crisi, ha saputo difendersi meglio, indietreggiando di meno e passando da 2,33 miliardi a 1,12. Gli investitori ora preferiscono scommettere, poichè si sentono più sicuri, su realtà dotate di una rete di franchising e di distribuzione, flussi di cassa e diversificazione consolidati nel tempo.
Salta, poi, all’attenzione, come Bulgari, azienda che vive da quattro generazioni, si sia fatta addirittura superare dalla Tod’s, che ha ricavi e profitti addirittura inferiori. Ciò si spiega considerando che l’azienda di Della Valle dispone di un flusso di cassa di 60 milioni, e soprattutto che ha rispettato quanto promesso per il 2008, aumentando le entrate del 7,7% contro un -1,5% subito da Bulgari.
Nel mondo delle banche si registrano soprassi ancor più evidenti. Unicredit è passata da una capitalizzazione di 69 miliardi di euro a poco più di 19, facendosi sorpassare da quella che ormai è la prima banca italiana, Intesa San Paolo, che ha subito comunque, ma ha resistito meglio. Unicredi ha pagato l’allargamento tedesco e quello nazionale con Capitalia.
Interessante infine il caso di Unipol, che avendo ancora a disposizione i liquidi non più utilizzati per l’acquisto fallito di Bnl, e grazie, in questo caso, al suo agire conservativo, ha superato il leader delle assicurazioni Fondiaria Sai.













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