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La lotta di classe degli ‘indignados’ americani.
Il movimento Occupy Wall Street, forse, cambierà l’economia americana. Di certo, le manifestazioni hanno provocato l’ira da parte dei super ricchi. Ne parla un articolo di Paul Krugman pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’. Alzata di scudi contro le proteste dei seguaci di Karl Marx e isteria da parte di Wall Street. “Per capire tutto questo, [...]
11 ottobre 2011
Il movimento Occupy Wall Street, forse, cambierà l’economia americana. Di certo, le manifestazioni hanno provocato l’ira da parte dei super ricchi. Ne parla un articolo di Paul Krugman pubblicato dal quotidiano ‘La Repubblica’. Alzata di scudi contro le proteste dei seguaci di Karl Marx e isteria da parte di Wall Street. “Per capire tutto questo, bisogna rendersi conto che fa parte di una sindrome più ampia, nella quale gli americani ricchi, che beneficiano ampiamente di un sistema truccato a loro favore, reagiscono in modo isterico contro chiunque metta in evidenza quanto sia truccato questo sistema”. “Ma cosa sta succedendo? La risposta, di sicuro, è che i Masters of the Universe di Wall Street capiscono nel profondo del loro cuore, quanto sia moralmente indifendibile la loro posizione. Non sono John Galt; non sono nemmeno Steve Jobs. Sono gente che è diventata ricca trafficando con complessi schemi finanziari che, lungi dal portare evidenti benefici economici agli americani, hanno contribuito a gettarci in una crisi i cui contraccolpi continuano a devastare la vita di milioni di cittadini. Non hanno ancora pagato nulla. Le loro istituzioni sono state salvate dalla bancarotta dai contribuenti, con poche conseguenze per loro. Continuano a beneficiare di garanzie federali esplicite e implicite […]. Questo trattamento speciale non sopporta un’analisi approfondita e, perciò, non ci deve essere nessuna analisi approfondita. Chiunque metta in evidenza ciò che è ovvio, per quanto possa farlo in modo calmo e moderato, deve essere demonizzato e cacciato via. Infatti, più una critica ragionevole e moderata, più chi la porta dovrà essere immediatamente demonizzato, come dimostra il disperato tentativo di infangare Elisabeth Warren [una riformatrice del sistema finanziario]. Chi sono dunque gli antiamericani? Non i manifestanti, che cercano semplicemente di far sentire la propria voce. No, i veri estremisti, qui, sono gli oligarchi americani, che vogliono soffocare qualsiasi critica sulle fonti della loro ricchezza”. Hanno accusato gli indignados americani di fomentare la lotta di classe, come se fino adesso fosse andato tutto bene, e non ci fossero stati attriti. Le classi svantaggiate, che ci sono ancora, hanno fatto esplodere i conflitti nei posti sbagliati e nei momenti sbagliati, non contro chi li opprime. E si sono trasformati in docili consumatori per consolazione. Alienate da se stesse, le classi svantaggiate, hanno portato la loro volontà di rivalsa contro chi era più svantaggiato di loro, e il sistema ha fornito frotte di immigranti anche per questo. Sentire di un ipotetico pericolo di una lotta di classe fa ridere chi vive non a Wall Street né è tra i privilegiati di tutto il mondo occidentale che si assomigliano un po’ tutti. Perché ,quella lotta di classi sociali organizzate per tutelare i propri diritti contro il più forte, ha lasciato il posto alla sopraffazione del più forte e basta. Venendo meno la solidarietà tra lavoratori e gruppi sociali sono rimasti individui, soli, gli uni contro gli altri, la maggior parte oppressa da pochissimi super ricchi che determinano le sorti della finanza mondiale. La lotta di classe è un male solo per loro e non è un’idea datata.
Manuela.














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