L’euro può far vincere la crisi
Sono passati più di 10 anni da quando nel 1996 anche il nostro paese si è definitivamente legato all’euro. In altri termini, ha deciso di perdere il proprio potere di governo della moneta (mantenendo però un seppur vincolato potere sulla politica fiscale) per delegarlo ad un organismo centrale a livello europeo, la Bce, che da lì in avanti avrebbe dovuto realizzare una politica monetaria unitaria per tutta l’area dell’euro. Come allora, come durante questi dodici anni, anche adesso ci sono quelli che giudicano negativamente la scelta dell’euro. Negli anni novanta le critiche si concentravano soprattutto su un valore della lira rispetto all’euro troppo sfavorevole, e sul fatto che ovviamente non sarebbe stato più neanche pensabile un trucco per coprire eccessivi disavanzi di bilancio. Ora si sta attaccando la moneta unica soprattutto da un altro fronte. In questo 2009 molti cominciano a temere troppo i cosiddetti spillover. Infatti se è vero che l’anno appena terminato è stato caratterizzato da shock finanziari asimmetrici, che hanno colpito i vari paesi della eurozona anche in misura diversa; questo 2009 sta mostrando economie che contemporaneamente stanno conoscendo la crisi reale, quella chiara che si tocca con mano e senza algoritmi. In tutta europa, Germania compresa, c’è un calo delle esportazioni, quindi riduzione della produzione e conseguente aumento della disoccupazione.
La soluzione, evidentemente, per buona pace dei nemici dell’euro, non può più essere stampare moneta. Ma questo non perchè così facendo si causa l’uscita del paese in questione, la Grecia su tutti in questi giorni, e quindi si perde una scommessa e ci rimette l’orgoglio degli europeisti. No, il problema è ancora più grave. Se la Grecia o un altro paese dichiarasse bandiera bianca contro i propri conti disastrosi e quindi uscisse dall’euro, la conseguenza sarebbe un fuga radicale degli investitori da quella nazione. In questo periodo di incertezza e diffidenza all’estrema potenza, l’euro è infatti una delle poche certezze. E una fuga di capitali di entità così rilevanti, nessuno sa cosa potrebbe causare negli altri mercati interni dei paesi che rimarrebbero legati all’euro.
La soluzione più plausibile sembrerebbe una leggera svalutazione della valuta continentale che permetterebbe un aumento relativo della competitività dei prezzi dei prodotti europei e quindi rimetterebbe in qualche misura in moto l’economia. Economia europea che tutta unita sta conoscendo in questo nuovo anno deflazione e crescita tendente a zero. A ciò è quindi indispensabile rispondere con una politica monetaria unitaria che abbia come obiettivo quello di far aumentare la liquidità: la Bce dovrà inevitabilmente abbandonare temporaneamente il suo chiodo fisso del mantenimento della stabilità dei prezzi. Allo stesso tempo, i paesi guida dell’eurozona, quelli che sono meno indebitati e che se lo possono permettere, dovranno operare una politica fiscale espansiva, di cui potranno godere anche gli altri paesi vedendo aumentate le proprie esportazioni.
Ma certamente tutto ciò resterà scritto qui come in molti altri luoghi se la Bce e i vari esecutivi europei non si danno una mossa. Ma si auspica il meglio: la bontà di questa operazione è confermata dallo stesso amico euro, che senza che nessuno lo tocchi, si sta svalutando sul dollaro. E forse in questo 2009, se tutti suoneranno a dovere il proprio strumento, non solo riuscirà a far vincere la crisi, ma l’euro la userà per diventare definitivamente intoccabile.










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