Manovra economica

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Avremmo dovuto parlare di Federico Confalonieri, un altro vecchietto ‘iron maiden’. Invece, parliamo di un articolo di Adriano Sofri, pubblicato oggi dal quotidiano ‘La Repubblica’, in polemica con la manovra economica del Governo per ridurre il debito pubblico, approvata dal Senato e dalla Camera. Da i dati Istat i cittadini definiti ‘poveri’ che vivono con [...]

16 luglio 2011

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123046955 9d0086a8 9fa2 48db 85af 5ae1e184f042 Manovra economica

Avremmo dovuto parlare di Federico Confalonieri, un altro vecchietto ‘iron maiden’. Invece, parliamo di un articolo di Adriano Sofri, pubblicato oggi dal quotidiano ‘La Repubblica’, in polemica con la manovra economica del Governo per ridurre il debito pubblico, approvata dal Senato e dalla Camera. Da i dati Istat i cittadini definiti ‘poveri’ che vivono con meno di mille euro al mese per due persone, sono il 13,8%, i quasi-poveri sono il 7,6%, e poi ci sono i poveri-poveri “quelli poveri da morire e infatti muoiono”. L’osservazione di Adriano Sofri è questa: “11milioni di poveri […] non sono una causa sufficiente, e anzi, urgente per varare una manovra economica da votare entro la prossima settimana? Non lo sono, evidentemente. La povertà non è un vincolo, né interno né esterno per nessuno, per nessuno. La politica che ha subito un’umiliante sospensione a tempo indeterminato per eccesso di ribasso, con ciò certificando, sia pure con varie quote di responsabilità, la propria peculiare bancarotta, non sente né immagina di essere chiamata in causa dall’incidente di milioni di default registrati da tempo, su altrettante persone al di sotto della stessa insolvenza, perché i poveri-poveri non hanno nemmeno una straccio di debito. L’Istat che ne certifica insieme l’esistenza e l’impossibilità dell’esistenza, è un’agenzia di rating di povertà da cui nessuno si sente minacciato. Se costringeste qualcuno dei padroni e dei soloni che immaginano di padroneggiare o di spiegare il funzionamento di un mondo di cui hanno perduto da tempo, ammesso che l’abbiano mai avuta, ogni bussola, a render conto dell’indifferenza a ‘emergenze’ immemorabili e recidive come la povertà, vi direbbero che il mercato è inesorabile, e che la bontà non si quota in borsa. Be’, possono sbagliarsi perfino in questo. La bontà vale per sé, per chi se ne intenda. Ma ogni tanto ai poveri assoluti e ai poveri relativi e ai poveri imminenti e a una quantità di impauriti e offesi torna la voglia di radunarsi e gridare di nuovo: ‘Pace alle capanne! Guerra ai Palazzi!’ Tanto più si fa esplosiva questa voglia quanto più la povertà più nera fa brillare la disuguaglianza. […] Il debito che abbiamo con i poveri di casa e del mondo non è un ‘mostro’ che finirà per divorarci? Manovra è anche un termine navale. Il Ministro dell’economia e delle finanze ha ricitato il Titanic e ammonito i soliti della Prima Classe. […] Rimane comunque la domanda che un buon numero di umani si facevano quando non era ancora così chiaro che si stava andando a sbattere, tutti quanti, in solido, e i pochi ballavano e i molti remavano e vomitavano nella stiva: anche ammesso che i milioni di poveri-poveri e di poveri-e-basta non trascinino a fondo i ballerini, è giusto che a loro sia riservato l’inferno in terra e in mare?”. Il punto, chiaramente, è sul perché si sono sbrigati ad approvare una manovra finanziaria in quattro e quattr’otto quando di urgenze ce ne erano già da tempo, come le persone a rischio povertà.  

Manuela.

Scritto da Manuela

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