Parlando di ‘rivoluzione promessa’ …

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Abbiamo parlato del periodo reazionario e allo stesso tempo rivoluzionario, successivo al ’68, utilizzando le parole di Pasolini. Quella restaurazione, che non ha cancellato niente e non è ritornata a niente perché ha cancellato del tutto il passato, sovvertendo le basi dei rapporti economici, utilizza vecchie istituzioni e valori svuotati del loro significato, facendo credere [...]

24 settembre 2011

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6625e89bc556414e Parlando di rivoluzione promessa ...

Abbiamo parlato del periodo reazionario e allo stesso tempo rivoluzionario, successivo al ’68, utilizzando le parole di Pasolini. Quella restaurazione, che non ha cancellato niente e non è ritornata a niente perché ha cancellato del tutto il passato, sovvertendo le basi dei rapporti economici, utilizza vecchie istituzioni e valori svuotati del loro significato, facendo credere che siano quelli da combattere mentre è da rivedere il rapporto dell’individuo in relazione alla società, alle dinamiche di produzione e consumo, di lavoro e alla cultura. Ora, parliamo di una ‘rivoluzione promessa’, quella contenuta in alcuni articoli della Costituzione Italiana secondo il desiderio dei gruppi di sinistra di quel periodo. L’Assemblea costituente si riunì il 25 giugno 1946 per creare le basi di un nuovo Stato. Alla base della formazione di una nuova Italia c’era ancora, anche se attenuata, la spinta rivoluzionaria iniziata con la Resistenza che si poneva l’obiettivo di ristrutturare l’edificio costituzionale. La Costituzione contenne i presupposti per una ‘rivoluzione promessa’ ma la sua attuazione fu a lungo dibattuta. Il simbolo della ‘rivoluzione promessa’ di cui parlava Piero Calamandrei è stato ed è l’art. 3 che sancisce, al comma II, l’uguaglianza sostanziale: “Compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. A ciò, forse, si potrebbe collegare l’analisi compiuta da Pasolini circa la situazione, creata dopo il ’68, dal nuovo potere che nascondendosi dietro fazioni contrapposte, ma inesistenti, ha creato confusione. Ci si chiede se al popolo, che elegge i suoi rappresentanti e di fatto decide, siano chiari quali siano realmente gli ostacoli di ordine economico e sociale da rimuovere per realizzarsi tutti pienamente come persone e partecipare all’organizzazione economica e sociale del Paese. L’argomento è immenso, gli scrittori e politici che abbiamo citato anche. Perciò, è chiaro che va approfondito. Ma l’articolo che sancisce l’uguaglianza sostanziale ancora esiste nella Costituzione e la rivoluzione promessa potrebbe trovare attuazione, aggiornandone gli obiettivi. Ciò dipende anche da noi, cittadini responsabili di questo Paese. E quando c’è vera uguaglianza c’è anche vera giustizia.

Manuela.

Scritto da Manuela

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