Quando noi eravamo loro.

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Perché gli stranieri riescono ad avviare delle attività commerciali nelle maggiori città italiane e gli italiani hanno più difficoltà? I costi (affitto, spese di gestione) sono uguali per tutti. Allora, qual è la differenza? Per capire (l’indagine, ovviamente, non è rappresentativa di tutti gli stranieri che gestiscono un’attività) l’abbiamo chiesto a una persona straniera che [...]

30 aprile 2011

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1f2cbcdcc2632880 Quando noi eravamo loro.Perché gli stranieri riescono ad avviare delle attività commerciali nelle maggiori città italiane e gli italiani hanno più difficoltà? I costi (affitto, spese di gestione) sono uguali per tutti. Allora, qual è la differenza? Per capire (l’indagine, ovviamente, non è rappresentativa di tutti gli stranieri che gestiscono un’attività) l’abbiamo chiesto a una persona straniera che ha un negozio a Roma. E’ un uomo, molto orgoglioso e contento di aver realizzato un obiettivo, proviene dal Bangladesh, ha una famiglia e vive in città. Egli racconta che la maggior parte degli stranieri ha l’obiettivo di andar via dal loro paese. Alcuni, mandano i soldi a casa, gli altri, ma sono la minoranza, rimangono in Italia e aprono un’attività. L’intervistato indica che la differenza tra l’atteggiamento di uno straniero e un italiano che gestiscono un negozio, è nella quantità di lavoro, nell’approccio al cliente e nello stile di vita. Gli stranieri, infatti, si concedono poco in termini di svago: niente cene al ristorante, niente cinema, niente spese superflue, come facevano molti italiani nel dopoguerra. Essi apprezzano ciò che hanno e i rapporti interpersonali. Nel paese di provenienza, specifica l’intervistato c’è molta criminalità e preoccupazione per i cari. Disuguaglianze sociali povertà portano criminalità e corruzione. Anche in Bangladesh il denaro dà popolarità, potere e prestigio, ma a differenza dell’Italia chi non è ricco, anzi è povero, se ne ‘accorge’, cioè sente la difficoltà e il disagio. Anche in Italia chi percepisce uno stipendio medio (non adeguato ai costi della vita), chi cerca lavoro ha difficoltà, forse non paragonabili a quelle vissute dagli stranieri nei loro paesi. Dunque, la domanda è: come mai pare che molti non se ne accorgano? Forse, la realtà appare immodificabile secondo il ‘concetto di alienazione’ definito da Marx ed Hegel, perché non c’è la consapevolezza di poter agire per cambiarla? Uno stile di vita proclamato, propagandato, come ufficiale dalla società dei consumi appare l’unico possibile e non lo è. Una soluzione potrebbe essere quella di prendere distanza dalla cultura dei consumi e dai suoi dettami, proclamati come verità incontrovertibili, che sia utile per vedere e stabilire se il modo di vivere proposto e ‘imposto’ dall’ideologia dello ‘spendere per essere’ va bene, oppure no.

 Manuela.

Scritto da Manuela

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