Ricchezza e povertà.

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“Della ricchezza ci serviamo più secondo l’opportunità dell’azione che non per semplice vanteria di discorso; e ammettere d’esser povero non è vergognoso per nessuno: più vergogno il non far nulla per sfuggire alla povertà”. (Tucidide, II, 40, 1)  Il testo mette in evidenza l’ideologia dei beni di prestigio, volta all’accumulo, connessa alla mentalità aristocratica della [...]

20 aprile 2011

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eb3e535a272d004c Ricchezza e povertà.

“Della ricchezza ci serviamo più secondo l’opportunità dell’azione che non per semplice vanteria di discorso; e ammettere d’esser povero non è vergognoso per nessuno: più vergogno il non far nulla per sfuggire alla povertà”.

(Tucidide, II, 40, 1)

 Il testo mette in evidenza l’ideologia dei beni di prestigio, volta all’accumulo, connessa alla mentalità aristocratica della Grecia antica. L’opposizione ricchezza e povertà è il fulcro del discorso. Non c’è esaltazione del denaro come tale, ma una valutazione positiva dell’iniziativa personale, atteggiamento apprezzato e richiesto per uscire dalla povertà. Però, anche al ricco si richiede l’iniziativa. “Pericle prende infatti in considerazione l’uso di puro prestigio della ricchezza; egli sembra avere […] piena consapevolezza del fatto che può esistere un’ideologia della ricchezza come ‘bene di prestigio’: ma la respinge per ciò che riguarda la società ateniese, opponendole un’ideologia di una ricchezza impegnata nelle opere destinate alla comunità”. Il commento al testo fa emergere un altro aspetto importante. La mentalità tesaurizzatrice che attribuisce un valore ideologico al denaro come bene di prestigio. Per valutare la ricchezza di una società potremmo tenere in considerazione questi concetti. Nella ricerca avviata dal Cnel e dall’Istat tra gli indicatori di benessere, oltre al PIL, c’è la partecipazione alla vita sociale e politica e, molto probabilmente, la realizzazione personale attraverso il lavoro. Il successo personale e il conseguimento di status che consistono nell’accumulo di denaro, sono ideologie rispettabili (in quanto idee), ma antidemocratiche e ingiuste, quindi da modificare, poiché creano forti disuguaglianze sociali.  

Manuela.

Scritto da Manuela

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