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Soldi alle banche, è giustamente impopolare. Ma li prendiamo
E’ ovvio, e piu’ che condivisibile, che i contribuenti non ci tengano ad aiutare quelle banche che fino a ieri hanno elargito guadagni di anni di lavoro per comuni mortali, sono state il fulcro di un mondo lussuoso, e ci hanno addirittura gettato in questa crisi. Appare interessante notare come politici ed economisti si dividano [...]
4 febbraio 2009
E’ ovvio, e piu’ che condivisibile, che i contribuenti non ci tengano ad aiutare quelle banche che fino a ieri hanno elargito guadagni di anni di lavoro per comuni mortali, sono state il fulcro di un mondo lussuoso, e ci hanno addirittura gettato in questa crisi.
Appare interessante notare come politici ed economisti si dividano sull’aiutare o meno le banche come fanno i normali cittadini, ma basandosi su un altro ragionamento: piu’ che moralistico, di principi irrinunciabili oppure di onesto realismo. Tra i primi ricordiamo tutti i conservatori del congresso americano che fecero sudare al loro Bush l’approvazione della prima manovra salva Usa. Tra i secondi spicca in questi giorni Stephen Roach, intervistato un po’ in tutto il mondo, e Alessandro Profumo.
Il presidente di Morgan Stanley Asia, gia’ consigliere di diversi presidenti democratici, afferma che la nazionalizzazione delle banche non piace a nessuno, ma e’ necessario. I governi sentono l’ostilita’ dei loro elettori e sono i primi a resistere alle nazionalizzazioni ma la stabilità del sistema finanziario va preservata, anche se sappiamo che i soldi pubblici nelle banche non sono il modo di ricostruire il sistema. Servono pero’ a impedire che muoia”.
L’Ad di Unicredit con molta franchezza é stato il primo a dichiarare che avrebbe accettato il supporto dello Stato. “Pensiamo a un sostegno pubblico come garanzia per imprevisti. Il problema é che la concorrenza é diventata molto diseguale”. I vari paesi hanno gia’ aiutato le proprie banche e in modo diverso. Fioriscono infatti offerte e servizi d’occasione, e si ha quindi un motivo in piu’ per pensare a un coordinamento di interventi.













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