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Stato sociale e welfare state.
Lo Stato sociale non è paragonabile al welfare state. Riportiamo il commento di Zygmunt Bauman, dal libro ‘Le vite che non possiamo permetterci’: “L’idea di Stato sociale racchiudeva fin dall’inizio una contraddizione che lo rendeva simile a una quadratura del cerchio. Tale idea mirava a coniugare libertà e sicurezza i due valori che sono di [...]
16 maggio 2011
Lo Stato sociale non è paragonabile al welfare state. Riportiamo il commento di Zygmunt Bauman, dal libro ‘Le vite che non possiamo permetterci’: “L’idea di Stato sociale racchiudeva fin dall’inizio una contraddizione che lo rendeva simile a una quadratura del cerchio. Tale idea mirava a coniugare libertà e sicurezza i due valori che sono di pari misura indispensabili a una vita soddisfacente”. Sappiamo che mettere insieme libertà sicurezza comporta una riduzione di un principio laddove prevale l’altro. Lo Stato sociale intendeva superare questa contraddizione. Zygmunt Bauman si chiede se sia possibile: “La nostra era moderna è iniziata con la scoperta dell’assenza di Dio. […] Il vuoto apertosi ai posti di controllo del mondo doveva essere riempito dalla società degli uomini che tentava di sostituire il cieco fato con la regolamentazione normativa e l’insicurezza dell’esistenza con il governo della legge e che intendeva assicurare chiunque ne facesse contro i rischi dell’esistenza e le disgrazie individuali. Tale intenzione ha trovato la sua manifestazione più completa in quell’ordinamento sociale comunemente chiamato ‘welfare state’. Il welfare state era un’organizzazione per la convivenza umana che sembrava inventata appositamente per evitare la tendenza attuale a spezzare le reti dei legami tra uomini e a minare le basi sociali di solidarietà –tendenza innescata e rafforzata dall’impulso alla ‘privatizzazione’, nome in codice della promozione di schemi sostanzialmente anticomunitari e individualizzanti tipici dello stile consumistico, che pongono gli individui in concorrenza l’uno con l’altro. Mentre lo Stato sociale tendeva a unire i suoi membri nel tentativo di proteggere tutti e ciascuno dagli effetti moralmente devastanti della ‘guerra di tutti contro tutti’ e dall’’arrivismo’, la ‘privatizzazione’ trasferisce sulle spalle di ogni individuo il compito di affrontare e risolvere i problemi causati dalla società”. E, per la scelta tra deregolamentazione e regolamentazione, Bauman ha una prospettiva suggerita dalla fisica: “Con ogni oscillazione l’energia cinetica (che fa muovere il pendolo) tende a diminuire, mentre aumenta l’energia ‘potenziale’ che si trasformerà in cinetica allorchè il pendolo cambierà direzione). Tale regola sembra applicarsi a qualsiasi pendolo, ivi compresi quelli che oscillano tra regole o tra sicurezza e libertà …”. Insomma, ci sono soluzioni possibili e migliori di quelle già attuate, per ogni nazione.
Manuela.













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