‘Sviluppo e progresso’.

298db254889ef040

Qual è il significato delle parole ‘sviluppo’ e ‘progresso’? Pasolini negli ‘Scritti corsari’chiarisce il senso di queste parole e il loro rapporto. “La parola ‘sviluppo’ ha oggi una rete di riferimenti che riguardano un contesto indubbiamente di ‘destra’. Chi vuole infatti lo ‘sviluppo’? Cioè, chi lo vuole non in astratto e idealmente, ma in concreto [...]

27 settembre 2011

0 commenti


298db254889ef0401 Sviluppo e progresso.Qual è il significato delle parole ‘sviluppo’ e ‘progresso’? Pasolini negli ‘Scritti corsari’chiarisce il senso di queste parole e il loro rapporto. “La parola ‘sviluppo’ ha oggi una rete di riferimenti che riguardano un contesto indubbiamente di ‘destra’. Chi vuole infatti lo ‘sviluppo’? Cioè, chi lo vuole non in astratto e idealmente, ma in concreto e per ragioni di immediato interesse economico? E’ evidente: a volere lo ‘sviluppo’ in tal senso è chi produce; sono cioè gli industriali. E, poiché lo ‘sviluppo’ in Italia, è questo sviluppo, sono per l’esattezza, nella fattispecie, gli industriali che producono beni superflui. La tecnologia l’applicazione della scienza ha creato la possibilità di una industrializzazione praticamente illimitata, e i cui caratteri sono ormai in concreto transazionali. I consumatori di beni superflui, sono da parte loro, irrazionalmente e inconsapevolmente d’accordo nel volere lo ‘sviluppo’ (questo ‘sviluppo’). Per essi significa promozione sociale e liberazione, con conseguente abiura dei valori culturali che avevano fornito i modelli di ‘poveri’, di ‘lavoratori’, di ‘risparmiatori’, di ‘soldati’, di ‘credenti’. La ‘massa’ è dunque per lo ‘sviluppo’: ma vive questa ideologia soltanto esistenzialmente, ed esistenzialmente è portatrice dei nuovi valori del consumo. Ciò non toglie che la sua scelta sia definitiva, trionfalistica, accanita. Chi vuole, invece, il ‘progresso’? Lo vogliono coloro che non hanno interessi immediati da soddisfare, appunto, attraverso il ‘progresso’: lo vogliono gli operai, i contadini, gli intellettuali di sinistra. Lo vuole chi lavora e dunque è sfruttato. Quando dico ‘lo vuole’ lo dico in senso autentico e totale (ci può essere anche qualche ‘produttore’ che vuole, oltre tutto, e magari sinceramente, il progresso: ma il suo caso non fa testo). Il ‘progresso’ è dunque una nozione ideale (sociale e politica): là dove lo ‘sviluppo’ è un fatto pragmatico ed economico. Ora è questa dissociazione che richiede una sincronia tra ‘sviluppo’ e ‘progresso’, visto che non è concepibile (a quanto pare) un vero progresso se non si creano le premesse economiche necessarie ad attuarlo”. Dunque, la destra, nel periodo storico in cui Pasolini scrive, vuole lo ‘sviluppo’ e la sinistra il ‘progresso’. “Ma nel caso che la sinistra vinca la lotta per il potere, ecco che anch’essa vuole – per poter realmente progredire socialmente e politicamente – lo ‘sviluppo’. Uno ‘sviluppo’, però, la cui figura si è ormai formata e fissata nel contesto dell’industrializzazione borghese”. Partendo dal presupposto che “non bisogna confondere l’idea di ‘progresso’ con la realtà di questo ‘sviluppo’”,  si analizza la situazione creatasi nella base elettorale, cioè tra i cittadini, sempre all’epoca dello scritto. La situazione è questa: “un lavoratore vive nella coscienza l’ideologia marxista, e di conseguenza, tra gli altri suoi valori, vive nella coscienza l’idea di ‘progresso’; mentre, contemporaneamente, egli vive nell’esistenza, l’ideologia consumistica, e di conseguenza, a fortiori, i valori dello ‘sviluppo’. Il lavoratore è dunque dissociato”. Ciò per evidenziare una contraddizione generata dallo sviluppo industriale, il boom economico, che, forse, il nostro Paese ancora vive. Da alcuni punti di vista potrebbe essere un bene non esserci assuefatti all’ideologia consumistica. Chi non l’accetta, lotta e resiste. Ma il punto interessante è il senso della parola ‘progresso’, viene da dire più ideologico dello sviluppo, ma fondamentale, poiché comprende gli orientamenti che dovrebbero essere alla base della vita politica, culturale e sociale. Come abbiamo accennato gli scritti di Pasolini sono stati pubblicati negli anni ’70 e riguardano quel periodo storico. Ma, il significato di queste parole interessa anche noi, poiché non è possibile uno sviluppo economico senza limiti o che non sia ben armonizzato con il fattore sociale e politico. Non occorre essere maghi per rendersene conto. Vogliamo dire che il cambiamento in meglio per tutti, non solo per alcuni, deve avvenire, oltre che ad opera della politica, anche nella mente dei cittadini/e.

Manuela.

Scritto da Manuela

Ti è piaciuto? Ti suggeriamo questi articoli correlati...


Nessun commento

Aggiungi un commento

10 + 3 =