Tremonti, il rischio dei rischi è la stretta creditizia

Giulio Tremonti

La stretta creditizia “stritola prima le imprese, poi i lavoratori e alla fine le banche stesse”. Il credito non è una variabile indipendente dal Pil, se questo scende, scende la domanda del credito. Ma non è naturale che, con una discesa del Pil, scenda l’offerta del credito».  Queste sono state alcune delle parole del ministro dell’economia Giulio [...]

5 marzo 2009

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Giulio TremontiLa stretta creditizia “stritola prima le imprese, poi i lavoratori e alla fine le banche stesse”. Il credito non è una variabile indipendente dal Pil, se questo scende, scende la domanda del credito. Ma non è naturale che, con una discesa del Pil, scenda l’offerta del credito».  Queste sono state alcune delle parole del ministro dell’economia Giulio Tremonti durante l’introduzione alla giornata dedicata al credito al ministero dell’Economia. Tremonti ha fatto capire che va pure bene se le banche non si vogliono prendere troppi rischi, ma allo stesso tempo è deleterio un eccesso di prudenza poichè fa limitare notevolmente i prestiti alle imprese danneggiando notevolmente l’economia.

Ha poi continuato cercando di esplicitare il suo pensiero attraverso, come spesso gli capita, una metafora, che non sembra tanto fuori luogo.  ”In economia il credito è come l’aria: ti accorgi quanto è importante quando viene a mancare”.

«Dire che il tasso dell’8,5% per i bond è troppo alto è inaccettabile perchè non è un debito, un finanziamento. Ma uno strumento di patrimonializzazione delle imprese: è come se fosse un aumento di capitale che allarga il patrimonio delle banche». Così il ministro ha poi difeso lo strumento recentemente varato dal governo che ha preso il suo nome.

Per il titolare di via XX settembre «è in malafede chi dice che i bond sono inutili perchè il costo è troppo alto» e ha argomentato anche il perchè. «Non bisogna ragionare in termini di indebitamento: se la rendita è dell’8,5% e la leva è 1 a 15 – ha detto con chiarezza ai banchieri – in termini di costi dovreste prendere l’8,5% e dividerlo per 15».

Scritto da Timoteo Carpita

Laureando in Economia Politica, appassionato di giornalismo e internet. http://www.timoteocarpita.it

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