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Un mondo di debiti, la sfida dell’ “economic dream team” di Obama
Da alcuni giorni, da noi, il tema e problema economico è sparito dalle nostre menti, essendo succubi delle strumentalizzazioni di una comunicazione malata e di chi l’ha resa tale. Ma altrove ci si toglie la giacca e si rimane in camicia per ragionare meglio. Stati Uniti, 26.000 miliardi; Germania 3858; Regno Unito 3500; Italia 2886; [...]
9 febbraio 2009
Da alcuni giorni, da noi, il tema e problema economico è sparito dalle nostre menti, essendo succubi delle strumentalizzazioni di una comunicazione malata e di chi l’ha resa tale. Ma altrove ci si toglie la giacca e si rimane in camicia per ragionare meglio.
Stati Uniti, 26.000 miliardi; Germania 3858; Regno Unito 3500; Italia 2886; Francia 2850; Spagna 2148 miliardi di debiti. Questi sono i dati distruibuiti da Commissione Europea e Fed. Bisogna poi considerare il rosso del Giappone, degli altri paesi asiatici emergenti, senza andare a deprimersi pensando al terzo mondo.
Il 2009 sarà l’anno dei titoli di Stato: sarà necessario rifinanziarne molti che scadono durante quest’anno, e soprattutto trovare la copertura per tutti gli aiuti che sono stati dati e che si continuano a dare a banche, assicurazioni, settore auto e tutto il resto.
Il mondo, non è retorica, ha sulle spalle, ormai, un debito di centomila miliardi di dollari, una zavorra che nessuna specie di economia sarebbe in grado di smaltire senza dolori. Da un lato nei paesi egemoni e chiamati industrializzati, molti si attendono un drammatico crollo degli hedge fund e del private equity, e un boom dei titoli pubblici, perchè l’incertezza e la paura, portate alle stelle, faranno investire quasi esclusivamente nelle cosiddette aziende che non falliscono mai. Ma la minor quantità di capitale a disposizione provocata dalla crisi, farà investire nei luoghi considerati più sicuri, di conseguenza i paesi in via di sviluppo subiranno un rallentamento dell’economia ancora maggiore.
Il mondo è vasto ed è bello perchè è vario, ma qualcuno in particolar modo dovrà farsi carico di trovare una soluzione per superare il disastro. E questo qualcuno sono gli Stati Uniti, e nello specifico, la squadra di economisti che Obama ha ufficializzato venerdi scorso: 15 economisti che qualsiasi presidente vorrebbe al suo fianco, soprattutto quando bisogna risanare l’economia globale.
Il President’s Economic Recovery Advisory Board sarà coordinato dal grande vecchio Paul Volcker, classe 1927, che ritorna alla ribalta dopo la sua presidenza della Federal Reserve tra il 1979 e il 1987.
L’economista democratico dovrà far ragionare i seguenti pezzi da novanta. Timothy Geithner, Treasury’s Secretary ; Larry Summers, precedente ministro del Tesoro; Penny Pritzker, responsabile finanziario della campagna di Obama e docente universitario; Jim Owens, amministratore delegato di Caterpillar; Jeffrey Immelt, Ceo di General Electrics; Cristina Romer, presidente del Council of economic advisers, William Donaldson, ex presidente della Sec; Roger Ferguson, capo della Teachers insurance&annuity association; Robert Wolf, presidente dell’Ubs; David Swensen, capo degli investimenti alla Yale University; Mark Gallogly, fondatore del private equity Center bridge; John Doerr, partner della società di venture-capitalist Kleiner.
L’economic dream team di Obama, dovrà essere solito “give progressive economists a voice”, ha sottolineato Paul Krugman.













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