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Utopia e sviluppo. Un altro mondo è possibile.
La cultura occidentale si fonda anche sul concetto di Utopia: avvenire (futurum) per i latini significava epifania del futuro nel presente, qualcosa che già c’è, ma deve compiersi. Oggi il concetto di Utopia indica astrattezza, ma, al contrario, ha concretezza perché può servire a consolidare la coesione nell’era della globalizzazione, con realtà sociali sempre più [...]
25 maggio 2011
La cultura occidentale si fonda anche sul concetto di Utopia: avvenire (futurum) per i latini significava epifania del futuro nel presente, qualcosa che già c’è, ma deve compiersi. Oggi il concetto di Utopia indica astrattezza, ma, al contrario, ha concretezza perché può servire a consolidare la coesione nell’era della globalizzazione, con realtà sociali sempre più frammentate, fatte di gruppi e popolazioni eterogenei. Questo è l’argomento trattato nel Convegno Nazionale ‘Religione & Utopia’, che si è svolto presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università RomaTre. In Jacques Derrida, filosofo, (1930-2004. Derrida ha sviluppato il metodo della decostruzione che fa emergere le contraddizioni del pensiero filosofico presenti nei testi e non vanno ricostruite a partire da istanze esterne), il concetto di utopia si intreccia con quello di democrazia a cui toglie l’aura di immortalità, e ne rivela il costrutto, la democrazia è un modello di utopia storica, un prodotto dell’uomo come la realtà sociale, non un entità né un dogma. Infatti per Derrida la democrazia deve accogliere il ‘nemico’, lo straniero, anche a rischio della propria stabilità. Il pensiero di Derrida si può riassumere con l’esortazione: “Vieni”. Bisogna dire: ‘Vieni’, all’altro, a ciò che rappresenta il Nuovo, all’innesto dell’alterità, quindi favorire l’apertura a un surplus di senso, di significato. “L’utopismo e tutte le altre forme attive dei movimenti e delle politiche millenariste sono oggi bersagli privilegiati della ‘doxa’ politica egemonica che li associa a tutti i movimenti politici da temere. Il pensiero liberale di oggi che sicuramente è conservatore e non ‘liberale’ si accanisce su questi progetti collettivi che identifica come la radice del male politico nel mondo. Sono progetti di cambiamento sistemici, rivoluzionari” (Jacques Derrida, Marx & sons, politica, spettralità, decostruzione). Nella ‘Politica dell’amicizia’ Derrida introduce il concetto di amicizia politica: “Si tratta ancora di una fraternità, ma di una fraternità che conduce infinitamente al di là di tutte le figure di fratello, una fraternità che non esclude più nessuno”. Quindi l’utopia come ‘necessità di mantenere l’impossibile in vita di confidare in esso di farlo continuare ad essere possibile’ potrebbe essere una modalità di cambiamento che conduce ad un’idea e dunque ad una democrazia nuova. L’idea di democrazia si associa con l’idea di progresso, due capisaldi del nostro tempo, dei dogmi. Invece, rivedere e provare a sgretolare questi sistemi potrebbe essere utile per trovare nuove prospettive e nuovi stili di vita, eliminare le disuguaglianze. Le crisi economiche, presenti in molti paesi, reclamano l’urgenza di nuove idee: ‘Un altro mondo è possibile’ è lo slogan del forum sociale mondiale in Brasile. Finalmente si concretizza un mondo alternativo, un modo nuovo di pensare l’economia, la cultura, la gestione delle risorse e l’espressione non indica mondi ultraterreni, ma nuove dimensioni di quello in cui viviamo. Dopo eventi devastanti come la II guerra mondiale, l’Olocausto, il mondo non ha mai smesso di stare in guerra, in ogni parte del globo c’è sempre stato un conflitto. Ora, ci meritiamo di vivere meglio e in pace.
Manuela.













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