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“Vite che non possiamo permetterci” – Zygmunt Bauman
Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925), uno dei maggiori pensatori del nostro tempo, nel libro “Vite che non possiamo permetterci” scrive: “Lo Stato sociale è stata la massima incarnazione moderna dell’idea di comunità […] La giustizia sociale e l’efficienza economica la fedeltà alla tradizione e la capacità di modernizzarsi senza danneggiare la coesione sociale o [...]
13 maggio 2011
Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925), uno dei maggiori pensatori del nostro tempo, nel libro “Vite che non possiamo permetterci” scrive: “Lo Stato sociale è stata la massima incarnazione moderna dell’idea di comunità […] La giustizia sociale e l’efficienza economica la fedeltà alla tradizione e la capacità di modernizzarsi senza danneggiare la coesione sociale o la solidarietà, non sono e non devono essere in conflitto. Attualmente, tuttavia, stiamo (noi che viviamo in paesi sviluppati e anche nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo sottoposti alla pressione dei mercati finanziari e della Banca mondiale) andando in direzione opposta. La sfera dell’autonomia individuale si espande ma viene sempre più gravata da funzioni di cui un tempo era responsabile lo Stato. Gli Stati non avvallano più la ‘polizza collettiva’, lasciando agli individui il compito di conquistare il benessere e un futuro sicuro. L’economia capitalista non è un istituzione capace di autoregolarsi o mossa dalla ‘mano invisibile’ (concetto elaborato da Adam Smith, secondo il quale il sistema economico non richiede interventi esterni per regolarsi, in particolare non necessita l’intervento di una volontà collettiva razionale) del mercato essa produce una massiccia instabilità ed è incapace di controllarla”. In pratica il capitalismo non sa rimediare ai suoi disastri. “Il passaggio da una società di produzione (in cui i profitti venivano in primo luogo dallo sfruttamento del lavoro dipendente) si è trasformata in una società di consumatori (i cui profitti vengono dallo sfruttamento dei desideri dei consumatori)”. La sfida attuale sta nei mercati finanziari che non creano posti di lavoro, ma sono importanti per ogni datore di lavoro o aspirante tale. La soluzione è avere soldi per rianimare l’industria e non gli istituti finanziari che fanno credito. Altro dilemma è la capacità dei singoli capitalisti di accettare un intervento da parte dello Stato e dei compromessi rispetto al proprio interesse. Quindi, una regolamentazione in controtendenza con la deregolamentazione. Le riflessioni di Bauman sulle ‘città liquide’(il concetto di ‘modernità liquida’ elaborato da Bauman descrive la società post-moderna: consumatori senza punti di riferimento che, con insicurezza, arrancano, cercando il consenso del gruppo di appartenenza, ecc), ritraggono degli agglomerati urbani frequentati da persone impaurite: un esercito di consumatori. La paura e l’insicurezza sono occasioni per gli uomini d’affari che vendono rimedi per problemi che non esistono ma che contribuiscono a creare. Per le donne sono pronti rimedi per le ‘problematiche’ legate al corpo, ad esempio, ‘per migliorarla nel corpo e nel carattere e farla sentire sicura’ a colpi di bisturi e iniezioni di botulino. Poi, pensate una società in cui un capitalismo al collasso sfrutti le popolazioni povere o colpite dalle guerre per avere manodopera a basso costo. Sembra che il mercato arrivi ovunque possa spremere succo, senza scrupoli. La cultura del mercato si impone come unica prospettiva sul mondo e una delle sue caratteristiche è di dissimulare il malessere che crea nelle persone.
Manuela.













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